Amore: l’incredibile complessità dei rapporti umani

Al Teatro Vascello va in scena Amore, l’ultima fatica di Pippo Del Bono. Sul palco l’intreccio, umano e disperato, di sentimento e nostalgia.

Un palco rosso. Un albero spoglio. Una voce che parla, proclamando il proprio amore per un paese lontano.

Amore è un’opera particolare: non uno spettacolo teatrale, non un balletto, non un concerto. Una creatura ibrida che si muove al confine tra tutte queste forme d’arte, trasportando chi guarda verso un universo diverso, lontano, a tratti allucinato.

Protagonista assoluto è il Portogallo, nella sua piena esistenza. Pippo Delbono ha convogliato il proprio amore per un paese, una cultura, le sue complessità e controversie, in una creazione sfaccettata, che mette insieme danza, canto, recitazione, musica, alla ricerca di risposte che forse non si troveranno mai.

Amore

Colpisce la molteplicità dei corpi, la varietà delle soggettività messe in scena: non corpi eterei, lontani, algidi, ma imperfetti, non conformi, potenti proprio per via di questa imperfezione.

Nel corso dell’ora di durata della performance, il pubblico si trova di fronte a una serie di scene e di atmosfere non immediatamente interpretabili, a tratti persino oscure. 

La voce di Delbono è fil rouge, voce narrante che guida chi guarda nella complessità della propria arte e del proprio pensiero.

Di certo non uno spettacolo di immediata comprensione, ma che è in grado di trascinare il pubblico verso lidi imprevisti.

Colpisce in particolare la capacità del testo di interrogare e mettere in discussione la storia coloniale del paese, e il difficile rapporto con le culture che si sono incrociate con quella portoghese. 

Amore

La voce di Selma Uamusse arriva dritta al cuore del pubblico, la potenza del suo canto non ha bisogno di alcun accompagnamento per trasmettere il dolore, la sofferenza di un popolo oppresso che ha tentato di liberarsi e trovare la propria strada.

Altra magia è la chitarra di Pedro Jóia: un suono malinconico e straziante dentro il quale risuona la nostalgia per un passato ormai lontano.

Incanta l’intreccio di lingue: italiano e portoghese si fondono e talvolta quasi confondono chi guarda. Chi non conosce la lingua rimane, forse, con l’impressione di non aver compreso ogni aspetto del testo. Ma talvolta una comprensione completa non è necessaria, ed è necessario abbandonarsi all’emozione che si sprigiona da questi corpi che si muovono.

Delbono ha attraversato la propria storia, scegliendo di mettere al centro della rappresentazione un amore mai del tutto ricambiato, lasciato andare, che è rimasto nel passato ma continua a tornare, a vivificare il presente, e a rendere la ricerca di un senso necessaria e imprescindibile.

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