“Amorosi assassini” di Valeria Perdonò al Teatro Fontana

foto di scena di Marcella Foccardi

AMOROSI ASSASSINI

TEATRO FONTANA

15 e 16 Novembre

di e con Valeria Perdonò
Tastiere e live electronics Giacomo Zorzi
Art director Federica Restani
in collaborazione con Ars Creazione e spettacolo

Scritto e interpretato da Valeria Perdonò, con i live electronics di Giacomo ZorziAmorosi assassini è un progetto teatrale che affronta con lucidità e profondità uno dei temi più urgenti e complessi del nostro tempo: la violenza di genere e il femminicidio.

foto di scena di Marcella Foccardi

Il punto di partenza è una vicenda reale

la storia di Francesca Baleani, sopravvissuta a un tentato omicidio da parte dell’ex marito, all’epoca direttore del Teatro di Macerata. Un uomo colto, stimato, con un alto profilo culturale. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che rende il caso ancora più emblematico: perché mostra come la violenza non appartenga a contesti estremi o marginali, ma attraversi ogni strato della società.

Il caso Baleani — segnato da anni di processi, perizie psichiatriche e ricorsi — diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia: quanto è radicata, nella nostra cultura, l’idea che alimenta la violenza contro le donne?

In scena, Perdonò intreccia dati, cronaca, testimonianze, poesia, musica e ironia, costruendo un racconto che non offre risposte ma genera domande. 

Invita il pubblico a interrogarsi, a riconoscere la complessità del tema, a rompere il silenzio collettivo.

foto di scena di Marcella Foccardi

Accanto all’attrice, un attore accompagna il percorso scenico, simbolo di quella alleanza tra maschile e femminile che diventa necessaria per costruire un nuovo linguaggio e una nuova consapevolezza condivisa.

Perché se il femminicidio è solo la punta di un iceberg, è nella cultura — nei suoi modelli, nei suoi linguaggi, nelle sue abitudini — che deve nascere il cambiamento.

Valeria Perdonò scrive:

Che cosa è violenza, oltre a quella che lascia i segni? Se i femminicidi sono solo la punta di un iceberg immenso invisibile, da dove arriva tutto questo e quanto ci riguarda? Come si pratica la responsabilità collettiva, che cos’è l’omertà? Ma soprattutto, se diciamo che è un problema culturale, che impatto ha sulle nostre vite e che ruolo può avere allora la cultura in questa riflessione?

Qualche anno fa il Telefono Rosa di Mantova mi chiese di occuparmi della questione e parlarne a teatro per un evento, recitare, raccontare, commentare…ma io non sapevo da dove partire. La parola “femminicidio” non era nemmeno entrata nel nostro vocabolario come lo è oggi, avevamo – tutte e tutti, io di sicuro – meno strumenti, e pochissime consapevolezze, i dati non erano così accessibili e facilmente fruibili: cominciai a cercare e leggere resoconti, guardare video-interviste, parlare, e poi mi capitò tra le mani un libro, AMOROSI ASSASSINI un saggio in cui vengono riportati episodi di femminicidi avvenuti nel 2006. Tra tutte le storie citate nel libro, però, una mi ha colpito in particolare, quella di Francesca Baleani, perchè era l’unica che aveva un lieto fine, se così si può dire: Francesca è stata quasi uccisa dal suo ex marito, ma si è salvata per miracolo ed è riuscita a ricominciare una nuova vita. Questa storia però ha un ingrediente fondamentale, il contesto: socialmente ed economicamente elevato, ma soprattutto culturalmente. II suo ex marito era il direttore del Teatro di Macerata.

foto di scena di Marcella Foccardi

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