CARI SPETTATORI: prima milanese al Teatro Menotti

CARI SPETTATORI

PRIMA MILANESE

DANIO MANFREDINI

30 gennaio e 31 gennaio ore 20

1° febbraio ore 16:30 

Teatro Menotti

Regia, scene, costumi, testo e banda sonora Danio Manfredini

Luci Loïc François Hamelin 
Con Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro 
Aiuto Regia Vincenzo Del Prete

Si ringrazia Casateatro Matera, Stefania Grimaldi e Lorenzo Solaini

Produzione Teatro di Sardegna

La storia

Arturo e Gino, usciti dalla comunità psichiatrica, si ritrovano a vivere insieme in un appartamento della Caritas.  I due protagonisti guardano il video della comunità da cui provengono. Le voci dei pazienti che arrivano dalla televisione, evocano pezzi di vita, racconti, aneddoti, memorie di un passato lontano. 

Arturo e Gino tra lamentele, scontri e momenti di reciproca comprensione, passano le giornate tra i muri della stanza con poche e brevi uscite per le sigarette o la spesa; intrappolati nell’ingranaggio tra pensione di invalidità e psicofarmaci, aspirano ad uscire dalla loro condizione. 

Gino vuole concepire un copione teatrale sui grandi temi del mondo: la rivoluzione, la minaccia atomica, la fede, la tecnologia che sovrasterà l’umano, cerca attraverso l’arte teatrale di sublimare la sua  sofferenza e diventare famoso. 

Arturo aspira a una vita normale, comprare una casa popolare dove vivere con una fidanzata.  Mentre Gino si proietta verso grandi tematiche per dare corpo al suo copione teatrale con slanci esilaranti e plateali, Arturo aderisce a un quotidiano più pratico, formula sintesi esistenziali, che esprimono il suo punto di vista disincantato sul mondo. 

Le vite di Arturo e Gino sono di quelle che passano in sordina, l’insicurezza li attanaglia, li rende impotenti nell’attesa e nell’incertezza.  In quello stato di perenne sospensione trascorrono i giorni, gli anni. 

Danio Manfredini Cari spettatori

La parola a Danio Manfredini

Nel 1997 un paziente della comunità psichiatrica, si propose di dettarmi un copione diviso in più tempi teatrali.  Cominciò a lanciare in aria frasi, argomenti, pensieri, premonizioni, predicazioni, invocazioni.  Per almeno un mese, l’ho seguito con un block-notes in cucina, nell’androne, nel giardino, cercando di fissare su carta il suo flusso di coscienza. 

Nel 2010 un altro paziente con aspirazioni di regista cinematografico, mi diede una serie di dvd che riprendevano diversi momenti di vita in comunità: una festa di Natale, una cena nel giardino, il cortometraggio da lui realizzato, “Il treno delle stelle”, mi disse: li consegno a lei, forse un giorno ne farà qualcosa. 

Il più giovane della comunità, che si addentrava in discorsi filosofici sull’uomo, sulla condizione del paziente psichiatrico, sull’andamento del mondo, mi ha lasciato discorsi esaltati, infervorati, rabbiosi, malinconici, carichi dell’inquietudine di chi sente di avere un potenziale e non comprende come esprimerlo. 

Per quasi trent’anni questo materiale è rimasto nel cassetto
Con CARI SPETTATORI, ringrazio ancora coloro che sono stati per me un’ispirazione per il teatro e la vita. 

Danio Manfredini

È uno dei più grandi artisti della scena italiana contemporanea. Attore, regista, pittore e cantante, è considerato “il maestro invisibile del teatro italiano”: maestro perché ha influenzato intere generazioni di altri teatranti con la sua postura rigorosa, tesa a esplorare col teatro luci e ombre dell’interiorità umana.

Invisibile per la sua ricerca ostinatamente ai margini del sistema (soprattutto mediatico), fedele solo alle leggi della poesia.

Vincitore di ben cinque premi Ubu con le sue creazioni – l’ultimo alla carriera nel 2023 – e protagonista della ricerca teatrale anche grazie a storiche collaborazioni, tra le quali quella con il regista Pippo Delbono, con la danzatrice Raffaella Giordano e alcuni performer del Tanztheater di Pina Bausch.

Danio Manfredini è autore e interprete di capolavori assoluti come il Miracolo della rosa, Tre studi per una crocifissione e Al presente, spettacoli che hanno fatto la storia della scena italiana dagli anni Ottanta a oggi. Tra le sue opere storiche c’è anche Cinema Cielo, che nel 2004 ha vinto l’Ubu per la miglior regia.

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