“Diciassette cavallini” in scena a Manfredonia e Bari!

Per “ATLANTE – rotte artistiche per il presente”, progetto promosso da Puglia Culture in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica, lo scorso mese di ottobre ha portato a Bari un articolato programma di incontri, percorsi di formazione e visioni sul contemporaneo.

Attività rivolte agli studenti universitari, alta formazione per operatori e professionisti dello spettacolo dal vivo, masterclass intensive con due tra i maggiori innovatori del teatro contemporaneo, Eugenio Barba e Rafael Spregelburd.

Dopo “Le nuvole di Amleto-dedicato a Hamnet e ai giovani senza futuro” (drammaturgia e regia di Eugenio Barba), il percorso prosegue a dicembre con “Diciassette cavallini”, di Rafael Spregelburd.

“Atlante” è sostenuto dall’intervento strategico triennale “Valorizzazione della cultura e della creatività territoriale – Il sistema del teatro e della danza pugliese”, a valere sul POC Puglia 2021/27, ideato e realizzato da Puglia Culture.

Locandina "Diciassette cavallini" in scena a Bari

Mercoledì 10 dicembre ore 21 Manfredonia, Teatro Comunale Lucio Dalla
Venerdì 12 dicembre ore 19.30 Bari, Teatro AncheCinema

Tra i più rappresentati a livello internazionale Rafael Spregelburd è autore di un teatro innovativo e folgorante, di una scrittura biologicamente complessa che si oppone all’idea riduzionista della linearità.

Pieni di sfide intellettuali, i suoi testi sono estremamente vicini alle nostre vite, hanno un approccio filosofico e profondo, ma ironico e divertente; pungente e critico, ma tenero e compassionevole.

"Diciassette cavallini" in scena a Bari

“Diciassette cavallini” si impernia sul mito di Cassandra che viene affrontato in due tempi diametralmente opposti.

Una Cassandra contemporanea afferma di poter prevedere le disgrazie future, mentre il suo psicanalista cerca di smontare ogni sua certezza … Chi avrà ragione?

Questo a grandi linee ciò che accade nella prima parte dello spettacolo che si intitola “L’Oracolo invertito”, un primo tempo che si può definire apollineo, sia per il ruolo fondamentale che ha il dio Apollo nella costruzione del mito di Cassandra, sia perché convenzionale in termini drammaturgici.

"Diciassette cavallini" in scena a Bari

La seconda parte invece, dal titolo “I diciassette cavallini”, è “dionisiaca”, dominata dal delirio dettato dal dio Dioniso.

Qui gli attori, con gli stessi elementi del primo tempo, costruiscono un gioco che si sviluppa al rovescio e con cui vanno all’indietro, dal futuro al passato.

Lo spettatore vedrà prima gli effetti, per poi ricostruire, a ritroso, le cause.

Un’ipotesi puramente poetica, che porta a cercare e trovare risposte alle domande che ancora non sono state espresse.

Una sfida realizzata in una coreografia in 17 movimenti, come i 17 soldati che escono dal ventre del cavallo di troia.

"Diciassette cavallini" in scena a Bari

Una drammaturgia che sfugga la tradizionale consequenzialità causa/effetto e che assuma le forme di causalità complessa che regolano la nostra vita è da sempre una delle caratteristiche non negoziabili del teatro di Rafael Spregelburd.

Il tema è stato scelto proprio a partire dal confronto con gli attori che hanno espresso il desiderio, utopico, di guardare al futuro (incerto) che si prospetta.

La tragedia, una linea retta di eventi che corrono verso la distruzione, ineludibile, diventa in realtà, la chiave di volta per accedere al presente, per indagare spazio e tempo nella loro realtà non lineare, per confrontarsi con tutti gli eventi catastrofici che collidono ogni giorno con l’apparente unidirezionalità della nostra vita.

La Catastrofe in Spregelburd, rifacendosi alla cosiddetta Teoria del tutto o della complessità, non è sinonimo di rovina o distruzione, quanto di assenza di causa.

Tutto ciò che sfugge alle leggi del senso comune e alla nostra capacità di predizione diventa in teatro, grazie al corpo degli attori, possibilità di percepire l’universo del Senso, tutto ciò che non può essere ricondotto ad un’idea preconcetta, che non può essere verbalizzato, che non può essere compreso.

E la profetessa troiana, costretta a vedere in anticipo le catastrofi a venire e condannata a non essere creduta, si fa meccanismo per irradiare bellezza: amministrare tempo e spazio in modo consapevole, presente, complesso.

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