Gli angeli dello sterminio: prima nazionale al Teatro Astra

Gli angeli dello sterminio, il nuovo spettacolo di Antonio Latella da Giovanni Testori, dal 9 al 18 gennaio 2026 in prima nazionale al Teatro Astra.

locandina gli angeli dello sterminio

Gli angeli dello sterminio

di Antonio Latella / Federico Bellini

9>18 gennaio 2026

di Giovanni Testori

adattamento Federico Bellini

regia Antonio Latella

con Francesco Manetti, Matilde Vigna, Alfonso Genova

spazio scenico Giuseppe Stellato

costumi Graziella Pepe

musiche e suono Franco Visioli

luci Simone De Angelis

movimento Francesco Manetti

assistente alla regia Marco Corsucci

costumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

in collaborazione con stabilemobile

PRIMA NAZIONALE

durata 110 min
mar h 21 | mer h 19 | gio h 20 | ven h 21 | sab h 19 | dom h 17

gli angeli dello sterminio

Forse il mostro è Testori, la cui parola diviene mostruosa perché non teme lo scandalo, anzi, lo cerca e lo provoca. Ma il mostro è anche la vita stessa, in un mondo in cui anche gli angeli possono sterminare. 

Federico Bellini

Cinquanta centauri, angeli di un Paradiso perduto, seminano il terrore tra le rovine di una Milano già devastata dall’Apocalisse. Sono solo temporaneamente sopravvissuti alla fine di tutto; gli eventi di morte si susseguono senza interruzione in tutta la città, trasformata in un grande obitorio dove ogni cosa ha perso il suo nome, dove la stessa urbe, la città, ha ormai visto anche il suo Duomo trasformato in latrina o fossa comune.

Spetta a un cronista, forse alter-ego dell’autore stesso, cercare di riordinare almeno la successione dei fatti, affidandosi ai racconti o alle intuizioni di una donna di grande eleganza, cartomante; eppure, ogni tentativo di dare una logica e una scansione a ciò che avviene si scontra inevitabilmente con la rapidità e la frammentarietà della fine, che in fondo delega a ognuno di noi la responsabilità di ricordare o pensare a un’eventuale resurrezione.

NOTE SULLA DRAMMATURGIA de GLI ANGELI DELLO STERMINIO

Gli angeli dello sterminio è l’ultimo romanzo di Giovanni Testori, alla cui stesura l’autore si era dedicato soprattutto durante la degenza al San Raffaele di Milano. Una circostanza biografica che forse non è casuale e che probabilmente informa gli ultimi tentativi letterari del grande intellettuale di Novate. Dopo aver rotto, frammentato e ricostruito la lingua teatrale in opere di grande impatto come la Trilogia degli Scarrozzanti (L’Ambleto – Macbetto – Edipus), ne Gli Angeli dello sterminio  Testori ci pone di fronte una vicenda dall’ambientazione e dai dialoghi apparentemente borghesi, l’incontro tra una cartomante (che Testori stesso identificò in Camilla Cederna, grande firma dell'”Espresso”) e un cronista, probabilmente alter-ego dell’autore stesso.

Eppure, fin dalle prime pagine, non possiamo fare a meno di notare come la narrazione dei fatti, che emergono grazie all’ evocazione dei defunti operate dalla cartomante, non rispetti alcuna linearità o logica narrativa, procedendo come un alternarsi  di schegge di memoria, frammenti che spetterà al cronista-autore ordinare al fine di scrivere un libro che forse mai verrà stampato.

Ci troviamo quindi in un luogo dove le apparenze borghesi sembrano scemare immediatamente, uno spazio al momento preservato dall’apocalisse che sta annientando Milano e in cui scorrazzano indisturbati cinquanta motociclisti; tutto ciò che possiamo sapere di quanto sta accadendo è affidato alle capacità percettive della cartomante, l’unica tramite tra il regno dei vivi e quello dei morenti o di chi, proprio in quel momento, sta morendo.

Per questo, credo, attraverso l’atto dell’evocare Testori ci pone di fronte, almeno da principio, una narrazione volutamente frammentaria, che è anche, tuttavia, un tentativo di aggirare la convenzione narrativa a favore di una sequenza di visioni, immagini, storie interrotte e poi riprese che richiedono a noi lettori o spettatori, per essere accolte, una disposizione a intuire più che a comprendere, o quantomeno un invito a lasciarci trascinare nel vortice delle stesse sensazioni dei personaggi dell’opera.

Per questo motivo ho provato a rispettare, per quanto mi è stato possibile, lo spirito dell’opera, che, nel suo procedere, apre una domanda a cui è impossibile dare qualsiasi risposta : è possibile scrivere da morti, e da morti leggere?

E se è possibile, quale sarà il modo, la forma, di questa nuova scrittura? La signora, la cartomante, guarda oltre i vetri del suo appartamento milanese il fiorire delle rose, in chiaro contrasto con la catastrofe che sta accadendo. Così come forse, poeticamente, Testori intravede dalle finestre del San Raffale la possibile fioritura d’una nuova possibilità di racconto, dove a parlare sono gli stessi morti, dove la letteratura si fa evocazione o invocazione d’una forma altra, di un nuovo sentire o narrare.

In questo lavoro  ho provato sia a rispettare la struttura tripartita dell’opera sia di interrogare, per quanto possibile, la genesi e lo sviluppo dello scritto. Per questo sono qui presenti frammenti di “Fulbe Bororo” e “Infera Mediolani”, ovvero i racconti preparatori che confluiranno ne Gli angeli dello sterminio. In “Infera Mediolani” compare già dal titolo quello che sarà l’unico nome reale presente ne “Gli angeli dello sterminio”, la città-latrina, Milano.

È significativo, credo, come l’apocalisse che cancella anche i nomi dei defunti, che vieta ogni lapide, che impedisce di fatto al cronista di dare un nome alle cose, si arresti di fronte a quella che Testori chiama “la denominazione immonda”, ovvero il nome della sua città natale, che diviene a tutti gli effetti il luogo deputato d’ogni fine, da quella di un motociclista a un uomo caduto dalle scale, da una donna spentasi davanti a un televisore fino al misterioso suicidio del maggiordomo della signora-cartomante.

In uno spazio mentale dove il concetto di tempo è praticamente assente, Testori, nella seconda parte dell’opera, segnala tuttavia da dove sono partiti gli incendi che stanno divorando la città, non a caso dal luogo più desolato e forse più abietto di Milano, il carcere di San Vittore, aizzati da un giovane detenuto in cerca di una morte liberatoria. Qui la narrazione si fa più chiara, consequenziale, restituendo al cronista la possibilità di concludere nella terza parte quello che un giorno, forse, potrà essere il suo libro non letto, concluso dal racconto della morte della cartomante ad opera dei centauri e dalla caduta dello stesso scrivente, a cui Testori affida i celebri versi danteschi (E caddi/come corpo morto cade).

Nell’adattamento, ho provato a seguire le diverse modalità narrative proposte dall’opera, dal frammento alla sintesi letteraria, cercando di racchiudere tutte le voci dei morti in un unico personaggio in grado di farsi portatore e vettore di ogni caduta, provando a seguire l’indicazione dell’autore riguardo a una morte che fagocita senza fare alcuna distinzione, e che splende nella paradossale bellezza degli angeli-motociclisti che la inneggiano.

Procedendo infatti per contrasto, gli angeli di Testori possono sterminare, la Cattedrale è depravazione e negazione di Cristo, il cronista prova a scrivere un libro che non verrà dato alle stampe, e, soprattutto, la vera fine è qualcosa da attendere con speranza, come ci avverte la comparsa d’una forma lattiginosa e dalle sembianze umane che compare in cielo alla fine del racconto.

Forse, azzardo, si può supporre che la fine stessa potesse essere per Testori un nuovo inizio, letterario e umano, che necessitava del totale annientamento, della scrittura e del vivere, per compiersi. O forse, già negli inizi della sua scrittura erano racchiuse le istanze di fondo che lo accompagneranno fino al suo ultimo romanzo, come testimonia la sua prima pubblicazione, il breve testo teatrale La morte (1943), in cui già troviamo una madre che prega e un figlio che muore, che qui riproponiamo come ideale incipit con  cui farci traghettare nello splendore dello sterminio.

Federico Bellini

NOTE SULLA SCENA

La marmitta di una moto che fuma.

Quel che resta di un incidente.

Quel che resta di una devastazione.

Quel che resta dell’apocalisse.

Ultimo simulacro di un’inciviltà industriale. Angeli motociclisti portatori di morte.

Fumo che si mescola alla nebbia, al sangue e ad altri fluidi.

E poi c’è sempre lei, tutta d’oro e piscinina, che ci osserva da quella guglia lassù..

O quaggiù.

Giuseppe Stellato

NOTE SUI COSTUMI

Per Gli Angeli dello Sterminio ho cercato di disegnare i contorni di personaggi scritti come archetipi di una società in frantumi.

I colori sono memoria, simbolo e identità, dettagli che trattengono un’eco di realtà.

Dolore, Ordine e Fine.

Presenze sospese sul margine sottile tra ciò che svanisce e ciò che ancora chiede di essere ascoltato.

Graziella Pepe

NOTE SUL SUONO

Affrontare Testori ė sempre una sfida. Serve la mano ferma per tenere il ritmo dispari della sua disperazione, per non perdersi nel vortice della sua spiritualità vissuta con abbandono.

In questi Angeli abbiamo però qualche punto fermo o comunque riconoscibile, esposto. Abbiamo Milano, presenza in parte scontata. Abbiamo le moto, apparentemente dei fuoristrada, sicuramente Yamaha ma declinate in Harley Davidson per esigenze teatrali. Abbiamo i fantasmi, molti fantasmi. Presenze costanti e ingombranti.

Saranno questi gli elementi che vivranno lo spazio della sala.

Un’armonia solo accennata per accompagnare una polifonia. Una polifonia verbale che pretende attenzione in ogni singolo passaggio.

Franco Visioli

NOTE SULLE LUCI

Una luce che annulla i colori, luce che è buio, sospende lo sguardo in una presenza neutra.

È una luce morta che azzera le ombre, cancellando i margini delle forme e dei corpi.

Avvolge tutto come la nebbia rendendo lo spazio indistinto.

La luce diventa un non luogo in un tempo indefinito.

Otto lampade al sodio a bassa pressione delimitano lo spazio, includendo il pubblico in un unico ambiente condiviso.

Simone De Angelis

PROGRAMMA COMPLETO DELLA STAGIONE TPE 2025/26 SU TPETEATROASTRA.IT
Info e abbonamenti disponibili su tpeteatroastra.it e in biglietteria.
TPE Teatro Astra Via Rosolino Pilo 6, Torino

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