“Gli uomini preferiscono le bionde”, quando “less is more”

“Gli uomini preferiscono le bionde”, il film che ha reso Marilyn una star

Due settimane fa, nello scrivere un articolo sul film “Hello, Dolly!”, scorro per curiosità su Wikipedia la sezione relativa alla carriera di Carol Channing. L’attrice, la prima interprete di Dolly Levi a Broadway, aveva alle sue spalle un curriculum di tutto rispetto. Un titolo nello specifico ha catturato la mia attenzione. Parlo di “Gentlemen prefer blondes” o, come è conosciuto da noi, “Gli uomini preferiscono le bionde”.

Per me, infatti, fino a due settimane fa esisteva un solo “Gli uomini preferiscono le bionde”. Parlo del film del 1953 con protagoniste Jane Russell e Marilyn Monroe, che molti probabilmente ricorderanno per il numero “Diamonds are a girl’s best friend“. Un numero e una canzone assolutamente iconici. Non per nulla Madonna, nel videoclip di “Material girl“, ha ripreso nei costumi e nelle coreografie la scena del film. Nel 2001 nell’esibizione di Nicole Kidman in “Moulin Rouge!” le due canzoni vengono unite.

Il film ha poi ispirato altri, infiniti omaggi da parte di molte personalità del mondo dello spettacolo. Ricordiamo tra gli altri Beyoncé, Ariana Grande, Margot Robbie nel film “Birds of Prey” e James Franco, che in uno sketch degli Oscar 2011 si è presentato sul palco vestendosi con l’iconico vestito dell’attrice.
(https://sartorialsilverscreen.wordpress.com/gentlemen-prefer-blondes-marilyn-monroe-as-lorelei-lee/)

Conosco il film, e vivendo con una persona fan sfegatata di Marilyn Monroe l’ho visto diverse volte da quando ero piccola. Non solo questo, ma anni fa per mettere in scena un piccolo sketch fu confezionato per me il famoso vestito rosa. A distanza di anni, se a Carnevale non ho altro da mettere, la mia prima scelta è di indossare proprio quello.

Curioso pensare che in origine quel vestito rosa non dovesse neppure esistere: l’idea iniziale era di realizzare un abito molto più rivelatorio. Ringraziamo la natura pruriginosa dell’epoca per averci regalato questo capo d’abbigliamento iconico.

Ma non avevo idea che l’idea di base fosse nata da uno spettacolo di Broadway. E appena l’ho scoperto non ho potuto fare a meno di scavare un po’ per capire quanto spettacolo e film fossero diversi.

E quanto sono diversi, vi chiederete voi? Beh… molto diversi. Ma andiamo con ordine.

“Gentlemen Prefer Blondes” debutta a Broadway nel 1949, con protagonista la già citata Carol Channing. Da questo spettacolo, con libretto di Joseph Fields e Anita Loos, testi di Leo Robin e musica di Jule Styne, l’attrice ottenne i primi riconoscimenti che portarono poi alla sua lunga carriera teatrale.

Lo spettacolo è ispirato al romanzo “Gentlemen Prefer Blondes: The Intimate Diary of a Professional Lady”, uscito nel 1925 e scritto da Anita Loos. Ambientato negli anni 20, ha per protagoniste Lorelei Lee (Carol Channing) e Dorothy Shaw (Yvonne Adair), due ex “Follies Girls” (artiste che si esibivano nei Ziegfeld Follies, spettacoli di Broadway su modello europeo).

La bionda protagonista è fidanzata con il ricco Gus Esmond, il cui padre ha basato la propria ricchezza sulla produzione di bottoni. Il matrimonio dovrebbe svolgersi a Parigi, e in assenza del fidanzato Lorelei è accompagnata dall’amica nel viaggio in nave verso la capitale. Durante il viaggio Lorelei e Dorothy sono circondate da molti spasimanti, tra cui l’americano Henry Spofford III, Sir Francis Beekman, uomo già sposato, e il “re delle cerniere”, Josephus Gage. Dopo diverse vicissitudini che riguardano anche il passato di Lorelei, il musical si chiude con un lieto fine in pieno stile Broadway.

Il musical ebbe un certo successo, pur non venendo candidato a nessun premio. Nel corso del tempo si tennero diverse rappresentazioni, principalmente a Broadway e nel West End.

Una produzione particolarmente interessante è quella di Broadway del 1974. Rinominato “Lorelei” per l’occasione, lo spettacolo ha per protagonista Carol Channing, che ritorna al ruolo che le ha dato la fama all’età di 53 anni. Questa versione riprendeva varie canzoni del musical originale, ma nel corso della run teatrale diverse vennero aggiunte o rimosse. In generale, basandosi sulle recensioni dell’epoca, pare che nonostante la presenza della Channing (che pure veniva definita “troppo vecchia” per la parte) l’opera in sé risultasse già vecchia.

gli uomini preferiscono le bionde
(https://www.nytimes.com/2012/05/11/theater/reviews/gentlemen-prefer-blondes-with-megan-hilty-at-city-center.html)

L’ultima produzione ad oggi risale al 2019, preceduta da un concerto nel 2012 con protagoniste Megan Hilty e Rachel York.

Il film, di cui ho già accennato, uscì nel 1953. Alla regia Howard Hawks, un colosso dell’industria che ha lavorato a diversi film cult sin dagli anni 20 (“Scarface”, “Susanna!”, “Il grande sonno”). Al tempo tra le due protagoniste Jane Russell era il nome più importante, e in quanto tale fu trattata come la star durante la produzione. La Monroe raggiunse la fama internazionale quell’anno a seguito di una combo di film che ne lanciarono l’immagine di grande diva: “Niagara”, “Come sposare un milionario” e, ovviamente, “Gli uomini preferiscono le bionde”.

Coreografo Jack Cole, che pare si sia occupato anche della regia dei numeri musicali. Hoagy Carmichael e Harold Adamson composero nuove canzoni per il film. Dal musical originale furono tratte solamente 3 canzoni: “Bye Bye Baby”, “Diamonds are a girl’s best friend” e “Two Little Girls from Little Rock” (rielaborazione del brano “A little girl from Little Rock”). Completano la colonna sonora “Ain’t There Anyone Here For Love” e “When love goes wrong”.

La prima grande differenza che possiamo notare tra film e musical è proprio questa: la riduzione sostanziale della colonna sonora.

Il musical originale conteneva più di 20 canzoni, compresi numeri solamente strumentali (privi di testo) e dedicati al balletto. Vista la lunghezza che il film avrebbe dovuto assumere per contenere così tanti brani penso sia stato giusto mantenere quelli più conosciuti e più orecchiabili.

Oltre a ciò, però, le differenze principali stanno nella trama. Solitamente mi limito a segnalare piccoli cambiamenti e come questi influiscano nella costruzione del film. In questo caso, sebbene si mantenga l’idea di base, la storia è completamente stravolta.

In primo luogo pare che si sia deciso di abbandonare l’ambientazione degli anni 20, preferendo spostare la vicenda negli anni 50.

Nella sinossi del musical Gus Esmond è definito il suo “sugar daddy”, il che ci fa pensare che fosse un uomo più anziano della protagonista. Un’impressione che viene confermata nello scoprire che Jack McCauley, l’attore che interpretava il ruolo nella prima produzione, aveva ventun’anni più della Channing. Nel film la differenza di età tra lui e la ragazza è ridotta di molto: Tommy Noonan, che interpreta la parte, aveva solo 5 anni più della Monroe. La dinamica originale tra i due personaggi si mantiene in alcuni dialoghi, in cui Lorelei chiama Gus “Daddy” (in italiano “Babà”).

In entrambi i media comunque sembra mantenersi l’idea che Lorelei lo stia per sposare solo per la sua ricchezza: nel musical il “difetto” del fidanzato è la sua età, nel film è il suo essere impacciato, che stride fortemente col fascino della Monroe.

Completamente diversi anche gli altri personaggi maschili che circondano le due amiche.

Henry Spofford III, l’innamorato di Dorothy, nel film si trasforma in un bambino straordinariamente serioso e precoce (interpretato dall’attore bambino George Winslow). Al suo posto l’interesse amoroso della donna diventa Ernie Malone, personaggio inventato appositamente per il film. Trattasi di un investigatore privato assunto dal padre di Esmond per controllare il comportamento di Lorelei durante il viaggio. La storia d’amore tra Dorothy e l’investigatore si oppone idealmente a quella di Lorelei e Gus. Possiamo dire che siano la coppia che rappresenta la filosofia del “non per soldi… ma per amore“!

Totalmente eliminato Josephus Gage, che nello spettacolo era uno spasimante di Dorothy. Di conseguenza è anche eliminata la sotto trama che vedeva lo scontro tra la produzione di bottoni del padre di Esmond e la novità rappresentata dalle cerniere, che Josephus commercia. A dirla tutta nel film non veniamo mai a sapere da cosa deriva la ricchezza di Esmond e di suo padre. Una mancanza che d’altronde poco toglie alla storia nel suo insieme.

Rimane invece Sir Francis Beekman (soprannominato “Picci” nel doppiaggio italiano) e la sua consorte.

Nel musical Lorelei desidera la tiara della donna, che sta cercando di venderla. Per ottenerla decide di sedurre proprio suo marito e di chiedere a lui i soldi per comprarla. Scoperto l’intrigo la signora Beekman cerca di recuperare il gioiello. Nel film Lorelei effettivamente ruba il diadema, con aiuto di Sir Francis, causando diversi problemi a se stessa e a Dorothy. In particolar modo la situazione arriverà al proprio climax nel finale, con una scena memorabile in cui Jane Russell impersona Marilyn Monroe.

Eliminato anche il passato difficile di Lorelei. Nel musical la ragazza nasconde un segreto che teme possa danneggiare la sua relazione con Esmond. Alla fine rivela al fidanzato di aver sparato a un uomo nella sua città natale, in quanto aveva cercato di farle violenza. Questo elemento nel film è completamente assente. Probabilmente si è deciso di mantenere la storia il più leggera e fruibile possibile, e un simile dettaglio così macabro strideva tonalmente col resto della pellicola.

Infine, nello spettacolo erano presenti anche diversi personaggi femminili secondari e altre esibizioni di danza che sono state eliminate.

Al contrario del musical da cui era tratto, “Gli uomini preferiscono le bionde” ottenne un immediato successo di pubblico e critica.

Particolarmente lodato fu l’affiatamento del duo Russell-Monroe. A seguito dell’uscita del film fu loro permesso di mettere le impronte delle proprie mani e le proprie firme nel cemento davanti al Grauman’s Chinese Theatre. Come già detto la Monroe da questo film ottenne la fama, mentre la Russell, già famosa come pin up e attrice molto sensuale, poté mettere in campo una sprezzante ironia.

Il successo del film portò alla produzione di un sequel nel 1955 che non ottenne la stessa fama, “Gentlemen marry Brunettes”. Il film era a sua volta tratto da un musical, adattato da un libro di Anita Loos, sequel di “Gli uomini preferiscono le bionde”. Nonostante la partecipazione di Jane Russell, il film in realtà non ha legami con quello precedente: le due protagoniste sono personaggi completamente nuovi che non hanno nulla a che fare con Lorelei e Dorothy.

Dunque, un film rimasto iconico e un musical caduto nell’oblio e raramente riesumato. Cos’è che ha reso la pellicola un tale cult e ha invece condannato il musical ad essere dimenticato?
gli uomini preferiscono le bionde
(https://en.wikiquote.org/wiki/Gentlemen_Prefer_Blondes_(1953_film))

La risposta più ovvia (e più semplice) sarebbe: Marily Monroe. La filmografia della diva, che ci ha lasciati troppo presto, è composta solo da una trentina di film, e ognuno di questi merita attenzione se non altro per la presenza luminosa dell’attrice. “Gli uomini preferiscono le bionde” non fa eccezione. Marilyn Monroe, anche se non dotata di una voce tecnicamente perfetta, sfrutta il suo tono caldo e la sua naturale sensualità per creare un personaggio che, lungi dall’essere una semplice “bionda stupida” (l’etichetta che purtroppo è stata assegnata all’attrice per molto tempo), è molto più calcolatrice di quanto sembri.

Tuttavia questo film non è soltanto “Marilyn Monroe”, ma “Marilyn Monroe E Jane Russel”. Creare un’accoppiata attoriale non è mai semplice: se c’è una cosa che “Hello, Dolly!” ci ha insegnato è che è necessario che ci sia chimica tra personaggi, per rendere il loro legame credibile. Russell e Monroe dimostrano sin dalla prima scena in cui appaiono, cantando assieme, un forte affiatamento. Nonostante nel film entrambe abbiamo i propri intrallazzi amorosi il legame più importante resta sempre il loro: nei momenti di difficoltà il supporto e la fiducia dell’altra sono gli unici su cui possano contare e di cui hanno bisogno, nonostante le loro differenze.

Ai tempi forse la scelta di dare tanto spazio alle due protagoniste insieme era motivata dall’offrire un “bel vedere” agli spettatori. Ma Lorelei e Dorothy non sono semplicemente due bellezze: sono due donne intelligenti, ognuna a modo proprio, taglienti e in una certa maniera indipendenti dagli uomini che le circondano.

Certo, Lorelei è disposta a sposare Esmond in parte per averne i soldi, ma non nasconde mai questo suo desiderio e, come lei stessa dichiara a fine film, “cosa c’è di male se voglio le cose più belle del mondo?”. E Dorothy mantiene la sua determinazione di sposarsi per amore e non in base alla dote del suo innamorato, ma lo fa solo dopo che lui ha dimostrato il proprio affetto.

Un po’ deprimente per gli standard odierni, forse, considerare che lo scopo finale della vita di due ragazze così dotate sia il matrimonio. Il film non lesina mai, tuttavia, di mostrarci che sono assolutamente capaci di mantenersi da sole, senza l’aiuto di nessuno. Durante la loro permanenza a Parigi, ad esempio, nel momento in cui si trovano prive di sostegno monetario da parte di Esmond, le due tornano alle loro radici, rimboccandosi le maniche e iniziando a lavorare in uno show. Le due protagoniste, nel finale, si sposano non perché devono, ma perché vogliono.

“Diamonds are a girl’s best friend” e “Two little girls in Little Rock”, poi, rimarcano la sfiducia nei confronti del sesso maschile. Una sfiducia che nasce dalle esperienze personali di Lorelei e che l’ha spinta a vivere secondo una personale filosofia di vita: se degli uomini non ci si può fidare, allora tanto meglio ottenere da loro ciò che possono dare (ovvero i loro soldi) e affidarsi alle donne stesse.

Insomma, “Gli uomini preferiscono le bionde” non è certamente un capolavoro femminista, però capisce quale fosse il proprio punto forte (le due attrici protagoniste e la loro intesa) e lo sfrutta al massimo. Ed è nella amicizia delle due donne che il film trova la sua dimensione più sincera.

Nessuna sorpresa, d’altronde: Howard Hawks era un regista estremamente capace e, pur non avendo nessuna esperienza nel campo del cinema musicale, di certo sapeva su cosa concentrare l’attenzione del pubblico.

E credo che appunto la forza del film stia in questo: la riduzione. Riduzione della durata (il film dura solo un’ora e mezza contro le due ore e più del musical), ma anche riduzione di tutti gli elementi non necessari nel musical: tutte le sotto trame che affollavano la vicenda, tutte le scene di ballo che non facevano procedere la vicenda, tutte le canzoni non memorabili, tutti i personaggi inutili per arrivare al nocciolo della questione. E il nocciolo, il cuore emotivo di questa storia è l’amicizia tra due donne capaci, pronte ad aiutarsi a vicenda e determinate a ottenere ciò che desiderano.

Silvia Strambi

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