“Il Fantasma dell’Opera”, da musical spettacolare a film… Polarizzante

Un film che sarebbe dovuto rimanere nel limbo?

Fonte: Wikipedia
Nel 1986 “The phantom of the opera” tuttora considerata l’opera più importante del compositore Andrew Lloyd Webber, sconvolse il mondo del teatro musicale.

1881, Francia, Opera Populaire. Una misteriosa figura, il “Fantasma dell’Opera”, danneggia il teatro cercando di favorire una giovane ballerina, Christine Daaé, a cui ha dato lezioni di canto privatamente. Con il procedere del musical la realtà sul Fantasma emergerà, e Christine, supportata dall’innamorato Raoul, dovrà combattere contro quello che una volta era il suo “angelo”.

“The Phantom of the Opera”, ispirato al romanzo di Gaston Leroux, è stato accolto entusiasticamente da pubblico e critica e tuttora miete successi.

A Londra è andato in scena ininterrottamente all’Her Majesty Theatre dal suo debutto. A Brodway è tuttora il musical dalla run teatrale più lunga di tutti i tempi. Solo recentemente l’epidemia di COVID ha interrotto le due produzioni. Oltre a ciò 28 paesi hanno prodotto il musical nel corso degli anni.

già nel 1989 Andrew Lloyd Webber aveva pensato ad un adattamento filmico. come regista scelse Joel Schumacher, reduce dal successo di “Ragazzi Perduti”.

Sarah Brightman, moglie di Webber, e Michael Crawford avrebbero interpretato Christine e il Fantasma. Il film languì però in un limbo produttivo per anni. Questo avvenne tra le altre cose a causa degli impegni lavorativi di Schumacher e del divorzio tra Webber e la Brightman.

Solo nel 2002 si poté riprendere la produzione della pellicola.

Alla regia confermato Schumacher, nonostante negli anni precedenti avesse prodotto flop di critica e pubblico quali “Batman e Robin”. Interpreti dei due protagonisti sarebbero stati Emmy Rossum, all’epoca sedicenne, e Gerard Butler, che prima delle riprese del film non aveva esperienze dal punto di vista canoro. Per il ruolo Webber aveva considerato anche Antonio Banderas, che aveva interpretato Che nell’adattamento cinematografico di un altro musical di Webber, “Evita”.

“Il fantasma dell’opera” uscì nel 2004, e la critica lo accolse in maniera contrastata. Da parte del pubblico ottenne invece un buon riscontro. Per volontà di Andrew Lloyd Webber le canzoni furono tradotte e doppiate nei diversi paesi in cui uscì.

Mantenendosi su un semplice confronto col musical possiamo notare alcune differenze che penalizzano parzialmente la pellicola rispetto alla produzione teatrale.

In primo luogo alcune interpretazioni canore risultano abbastanza deboli. Gerard Butler ha una voce poco tecnica che non si adatta molto al suo ruolo di insegnante e genio musicale. La voce di Emmy Rossum è molto più precisa (l’attrice studiò canto per anni, duettando anche con importanti cantanti d’opera), ma rispetto ad altre interpreti di Christine il suo suono risulta meno pieno. Il problema è facilmente risolvibile se si guarda la versione italiana, con le voci di Luca Velletri e Renata Fusco a doppiare le canzoni.

In secondo luogo alcune aggiunte e modifiche fatte al film hanno reso la drammaturgia più debole rispetto al musical. Ne citeremo come esempio solo alcune.

Momento non presente nel musical è quello del duello tra il Fantasma dell’Opera e Raoul al cimitero: considerando che a distanza di poche scene dovranno comunque confrontarsi in “The point of no return” viene da chiedersi come mai Raoul non colga l’occasione per liberarsi del rivale. E a proposito del confronto all’Opera, il fatto che all’inizio Christine non riconosca il Fantasma viene giustificato nel musical dal fatto che indossi una veste nera. E’ solo quando la ragazza la rimuove svelando il suo volto mascherato che i gendarmi istruiti da Raoul intervengono. Nel film l’uomo non indossa nessun travestimento né si sforza di modificare la voce, per cui risulta difficile capire come mai non ci sia un intervento tempestivo.

Interessante la cornice narrativa che “completa” il prologo del musical in cui vediamo Raoul da solo all’Opera. Nel film scopriamo attraverso una serie di scene quello che a teatro è solo suggerito, ovvero che Christine è morta. Provoca però più di un dubbio la presenza di una rosa che dovrebbe aver lasciato sulla sua tomba il Fantasma. Un gesto molto romantico, se non fosse che l’uomo è più anziano della ragazza e a rigor di logica dovrebbe essere già morto.

Un possibile tentativo di creare attorno a questo personaggio un alone di mistero? Possibile, ma risulta difficile arrivare a credere che il Fantasma sia un essere soprannaturale arrivati a fine pellicola, soprattutto dopo che vari momenti del film (non presenti nel musical) hanno svelato alcuni dei suoi trucchetti.

Alcuni elementi del libro che nel musical erano stati tagliati sono ripresi nel film.

In particolar modo sono presenti delle scene in cui Raoul affronta delle trappole del Fantasma. Queste sequenze sono sicuramente un riferimento interessante per i fan del romanzo ma non cambiano nulla nell’economia della storia.

Dal libro invece si distacca decisamente la backstory del Fantasma, che nel testo di Leroux era vissuto all’estero prima di trasferirsi nelle fondamenta dell’Opera mentre era in costruzione.

Grande perdita è stata quella del “coinvolgimento” del pubblico che è in atto a teatro. Durante il musical infatti lo spettatore vive in prima persona gli strani fatti verificatisi durante le rappresentazioni de “Il Muto” e “Don Juan Triumphant”. L’esperienza non è per ovvie ragioni ricreabile al cinema ma può portare ad un minore coinvolgimento da parte dell’audience, non più parte integrante della vicenda.

Un dettaglio che potrebbe provocare confusione è poi la trasformazione arbitraria delle lyrics delle canzoni in battute parlate.

Il film non è del tutto malvagio come questa mia disamina ha forse lasciato intendere fino ad ora.

Nonostante voci non eccelse tra i due protagonisti c’è una forte chimica. Belle le maestose scenografie e i costumi, che offrono outfit diversi rispetto a quelli storici del musical. In generale il resto del cast, in cui spiccano Patrick Wilson nel ruolo di Raoul e Minnie Driver (doppiata) in quello di Carlotta, si adatta bene alla sua parte. Ma nonostante una messa in scena molto ben pensata questa viene penalizzata a tratti dalla scelta delle inquadrature, troppo larghe in momenti che dovrebbero essere intimi o troppo strette in situazioni in cui dovrebbe prevalere l’elemento spettacolare.

Il mio suggerimento per i fan dell’opera musicale o per chi voglia avvicinarsi ad essa è quello di vedere per prima la versione registrata nel 2012 alla Royal Albert Hall, con protagonisti Ramin Karimloo e Sierra Boggess. Nonostante alcuni cambiamenti della messa in scena questa versione è quella che più si avvicina alla produzione originale londinese e alla magia dell’ “angelo della musica” che da anni incanta milioni di spettatori.

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