Improvvisamente  l’estate scorsa: il baratro della verità

In scena fino a domenica 22 marzo alla Sala Umberto, Improvvisamente l’estate scorsa indaga l’inestinguibile conflitto tra verità e apparenze.

Cosa è successo improvvisamente l’estate scorsa? C’è un momento che cambia la storia? Un punto, singolare, unico, a partire dal quale si origina il disastro?

Improvvisamente l’estate scorsa, ritenuto dalla critica il testo più personale e autobiografico di Tennessee Williams, è un dramma al confine con il thriller, un testo nebuloso e carico di non detti, in cui la tragedia si consuma inesorabilmente. Una famiglia spezzata da un mistero si confronta con una verità inaccettabile. Stefano Cordella mette mano a un’opera complessa, e dà vita a uno spettacolo che colpisce come un pugno nello stomaco.

Improvvisamente l'estate scorsa

Scena aperta, invasa dalle piante; sembra di trovarsi nel mezzo di una palude, un luogo inospitale che rifiuta la presenza umana. In questo spazio in via di decomposizione si muovono personaggi che non sono in grado di entrare in relazione sincera gli uni con gli altri, che trasformano gesti di cura in mezzucci per ottenere un tornaconto personale: soldi, potere… La completa dissoluzione dell’affetto familiare, un vortice che lentamente trascina verso la violenza.

Laura Marinoni è protagonista di questo allestimento minimalista e potente. Una performance impeccabile, per un’attrice la cui bravura non può essere messa in discussione.

Mrs Violet Venable è una donna in piena negazione, incapace di accettare che suo figlio possa essere stato qualcosa di diverso dall’idea che ne aveva. Tale è la sua negazione, da portarla ad attaccare con ogni mezzo possibile Catherine, sua nipote, l’unica ad avere idea di cosa sia davvero – se una verità può essere rinvenuta – successo quando suo figlio ha perso la vita. 

Se la dura Mrs Violet domina la scena nella prima parte dello spettacolo, con l’evolversi della vicenda un’altra figura emerge e conquista l’attenzione del pubblico: è proprio Catherine, interpretata da Leda Kreider.

Improvvisamente l'estate scorsa

Il pubblico non può che sentirsi attratto da questa giovane, costretta dalla sua stessa famiglia al ricovero in una struttura psichiatrica

Attorno a Catherine si disvela il nucleo drammatico della vicenda: non per volontà, ma costretta dai farmaci, racconterà la sua versione dell’assurda morte del cugino. In un lungo monologo, al confine tra ricordo e allucinazione, i pezzi inconciliabili del puzzle cozzano tra loro mentre la giovane cerca di dare un senso a qualcosa che forse non ne ha.

Leda Kreider è magnetica: non è necessario un cono di luce per far sì che tutto ciò che è attorno a lei scompaia. Il pubblico è conquistato dal suo racconto, e al termine dello spettacolo lascia la sala con un retrogusto amaro, la sensazione che una grande ingiustizia sia rimasta impunita.

Alle due stelle luminose si affiancano tre comprimari non da meno: Elena Callegari e Ion Donà, la famiglia di Catherine, che non esita a lasciare che sia la ricca zia a decidere del destino  della giovane, ed Edoardo Ribatto, rinomato psichiatra, che Mrs Violet convoca nella speranza che possa praticare a Catherine una lobotomia.

La figura algida, controllata – quasi bloccata – del medico diviene simbolo di un’ulteriore piano di lettura: una critica profonda di pratiche oggi considerate al limite del disumano, che al tempo erano considerate “cure”. Parole sfumate, che non esplicitano mai davvero la brutalità delle operazioni, ma che le lasciano intendere e caricano i dialoghi di un peso non indifferente.

Un testo complesso e stratificato, che merita decisamente una visione.

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