Il 15 marzo al Teatro Piccinni di Bari abbiamo assistito a “La mia vita raccontata male”, uno spettacolo con Claudio Bisio, andato in scena nell’ambito delle stagioni teatrali del Comune di Foggia e del Comune di Bari nei cartelloni promossi da Puglia Culture.

Teatro Nazionale di Genova
Claudio Bisio
“LA MIA VITA RACCONTATA MALE”
da Francesco Piccolo
con i musicisti Marco Bianchi e Pietro Guarracino
Musiche: Paolo Silvestri
Scene e costumi: Guido Fiorato
Luci: Aldo Mantovani
Regia: Giorgio Gallione
“La mia vita raccontata male – ci tiene a specificare Claudio Bisio alla fine dello spettacolo – non è la mia vita, ma quella di Francesco Piccolo, un grandissimo scrittore e sceneggiatore italiano”.
Infatti, lo spettacolo è incentrato su un monologo dove Bisio parla in prima persona raccontando la vita di Piccolo, spesso interagendo col pubblico, che diventa parte attiva della narrazione ed è sempre stimolato a non perdere l’attenzione.

LA TRAMA
Lo spettacolo parla del rapporto col padre e del conflitto tra i due che si scatena da un semplice evento: una partita di calcio alla fine della quale Piccolo, con un timoroso sussulto, ha mostrato di simpatizzare per la squadra avversaria di quella per cui tifava il padre, che da quel momento lo chiamerà “il comunista”, mettendo così le fondamenta per un conflitto di idee che porterà i due a scontrarsi e stuzzicarsi anche per qualsiasi piccolo gesto di vita quotidiana.
Bisio/Piccolo parla del suo lavoro, dei continui pensieri che gli giravano in testa ad ogni evento che gli accadeva, delle sue delusioni d’amore e dei pianti infiniti per superarle, che non gli hanno però mai tolto la voglia di mettersi in gioco, fino al momento in cui ha trovato la sua “che sarà mai”, ovvero la sua attuale moglie e madre dei suoi figli, una donna che prende la vita così com’è, senza drammi, e di cui lui è ancora innamoratissimo.
Parla dei suoi figli, una biologica e un ragazzo giapponese adottato, che lo fa impazzire perchè è attivo e caotico, a differenza della figlia che è più tranquilla, tranne nel caso della sua decisione di andare a fare volontariato in Perù, che gli ha portato non poca preoccupazione ma che non gli ha impedito di sostenerla in questa nuova e importante esperienza.

LO SPETTACOLO
Bisio riesce a bilanciare perfettamente i momenti più seri e quelli più ironici, dando la giusta importanza ad entrambi, consentendo al pubblico di entrare in empatia col personaggio e di comprendere, così, i suoi pensieri confusi, le sue idee e le sue azioni.
Il monologo è accompagnato per quasi tutto il tempo da due chitarristi, che seguono il ritmo dei vari episodi raccontati, come una vera e propria colonna sonora della vita del personaggio, idea veramente ben riuscita, perchè quel sottofondo musicale aggiunge un po’ di magia e di atmosfera alla storia.
La scenografia è ricca di elementi scenici, alcuni fissi e altri che calano dell’alto, coi quali Bisio interagisce attivamente e in maniera così naturale da sembrare di star parlando realmente con degli amici a casa sua, facendo così sentire il pubblico accolto in quell’ambiente ricco di storie e di emozioni.

Al momento dei saluti finali, Bisio chiacchiera e scheza col pubblico, lasciandolo con una domanda finale riferita all’arte in generale, ma in particolare a quello spettacolo “sono più importanti la musica o le parole?”.
Beh, trovare una risposta a questa domanda è molto difficile, ma ciò che si può dire è che questo spettacolo si regge su entrambe le forme d’arte, facendo di questo connubio il punto forte, accompagnato da un Claudio Bisio che riesce a trovare il giusto equilibrio tra ironia, divertimento e numerosi spunti di riflessione, che trovano il culmine nella frase finale:
“Ci sono due tipi di storie che si possono raccontare: quelle che fanno sentire migliori e quelle che fanno sentire peggiori, ma quello che ho capito è che alla fine ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle o brutte; e ho imparato che, come i bastoncini dello shangai – se tirassi via la cosa che meno mi piace della vita, se ne verrebbe via per sempre anche quella che mi piace di più.”
Francesco Piccolo
