27 feb>1 marzo
RECENSIONE: LA DIVA DEL BATACLAN
UN MUSICAL ISPIRATO ALLE FALSE VITTIME DEGLI ATTENTATI DI PARIGI

regia, drammaturgia e liriche Gabriele Paolocà
con Claudia Marsicano e con Gabriele Correddu
musiche originali Fabio Antonelli
produzione Cranpi, SCARTI Centro di produzione Teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Armunia CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro e Teatro Biblioteca Quarticciolo
Debuttato in prima nazionale all’ultima edizione di Romaeuropa Festival, La diva del Bataclan è stato al Teatro Fontana di Milano dal 27 febbraio all’1 marzo. Noi abbiamo avuto l’occasione di assistere alla prima milanese.
Lo spettacolo è un musical contemporaneo che ripercorre gli avvenimenti del tragico attacco del 2015 da una particolare prospettiva: quella di Audrey.
Inizia dove finisce: su di lei, la diva.

Audrey, interpretata da un’eccellente Claudia Marsicano, è una ragazza cresciuta nei sobborghi parigini, in un contesto disagiato da cui, sin da piccola, ha cercato di scappare. Prima con l’immaginazione e poi attraverso i social media.
Presentata attraverso canzoni rock e testi pungenti e dissacranti, lo spettatore segue la vita di Audrey. Ascolta I suoi racconti, vive il suo disagio e la sua solitudine. In qualche modo, si empatizza con lei e si giustifica il suo tentativo di sentirsi meno sola, anche creando amici e fidanzati inesistenti sui social. Come canta Audrey, riscrive questo mondo qua, un po’ come le va…
Fino al punto di rottura….
La notte del 13 novembre 2015 anche Audrey assiste dalla TV agli attacchi terroristici di Parigi – in una canzone molto efficace che rimanda al circo mediatico creatosi – e lì, decide di volerne fare parte… la sua sete di attenzioni e bisogno di riconoscimento, la porterà quindi a fingersi una sopravvissuta all’attacco.
Cresce così la sua dipendenza da notorietà, in un’inquietante e disturbante escalation di falsità, mitomania e autoillusione che terminerà nella condanna di Audrey a 4 anni di reclusione per frode allo stato francese.

La scena è scarna ma funzionale. Sul palco il punto focale è sempre lei, unica e indiscussa diva della sua fantasia. Le musiche di Fabio Antonelli e i testi di Gabriele Paolocà sostengono bene la narrazione e rafforzano lo straniamento in un continuo alternarsi di monologo e canzoni, che però fatica un po’ a mantenere fluidità tra l’uno e l’altro.
Lo spettacolo è interessante e una prova riuscita per un approccio più moderno al musical, che merita di essere visto.
