In scena fino al 22 marzo, La Storia porta in vita il romanzo di Elsa Morante con amore e rispetto.

La trasposizione: croce e delizia per pubblico e artisti.
È, da un lato, una straordinaria opportunità: attingere a materiale preesistente, magari molto amato, e dargli nuova linfa, nuove vesti, nuova vita. Dall’altro, però, può essere una missione quasi impossibile: come soddisfare chi ha già amato quell’opera, e al contempo offrire qualcosa di personale e innovativo?
La Storia, in scena al Teatro Vascello fino al 22 Marzo, riesce a muoversi su questo sottile confine, e si dimostra una trasposizione fedele allo spirito del romanzo, senza per questo diventarne una copia carbone.

La scena è pressoché spoglia, un grande quadrato nero che è casa, stanzone, strada, bunker: pochi, semplici oggetti creano scene estremamente evocative.
La Storia vive di piccole cose, di oggetti minimi. E la Roma di Morante prende vita sulla scena.
Il disegno luci è uno dei punti di forza dello spettacolo: isola ambienti, crea scene intime, sottolinea con efficacia le scene emotivamente più significative. Non è eccessivo dire che le luci diventano le quarte protagoniste.
Brillante la regia di Fausto Cabra, che riesce a portare in vita la natura molteplice del romanzo di Morante – la “pura” storia, il racconto della vicenda di Ida, tra narrazione e racconto diretto, le storie dei suoi figli, amati co-protagonisti. La scelta di far interpretare più di un personaggio ai due attori, potenzialmente rischiosa, si rivela invece del tutto riuscita, anche e soprattutto grazie alle potenti interpretazioni di Alberto Onofrietti e Francesco Sferrazza Papa.
Il tedesco Gunther, il padre di Ida, i figli Nino e Useppe, Carlo Vivaldi: i due attori entrano ed escono dai ruoli con disinvoltura ed rimangono impressi nel cuore di chi assiste allo spettacolo.

Incanta la fisicità multiforme di Francesco Sferrazza Papa: il rigido soldato tedesco e la delicatezza infantile del piccolo Useppe trasformano completamente le sue movenze, sembrano alterarne le fattezze. Il corpo di Sferrazza sprizza energia da ogni poro.
Franca Penone è voce narrante, ed è Ida, la grande protagonista de La Storia: la voce delicata dell’attrice attira il pubblico nella vicenda, emana un’energia sottile che crea un controcanto con quella più dura e muscolare dei suoi compagni.
Una scena rimane particolarmente impressa: Alberto Onofrietti è al centro della scena, e dialoga con se stesso: dal romano all’emiliano, Nino e Carlo Vivaldi si confrontano. Nel monologo finale, Carlo Vivaldi/Davide Segre sfonda la quarta parete e si rivolge direttamente al pubblico, portandolo a guardare la contemporaneità, con un effetto dirompente. Spetta a lui il portato “morale” dello spettacolo, che riesce a comunicare senza retorica spicciola. C’è violenza nelle sue parole, ma una violenza incanalata e trasformata in volontà di vita, di trasformazione del reale.
Non si tratta di uno spettacolo veloce o leggero: ogni parola è carica di significato, il testo vibra di connessioni con il presente.
Un progetto prezioso e ricco di valore: fatevi un favore e andate a vederlo.
