Al Nuovo Rifredi Scena Aperta Mimmo Borrelli fa rivivere il ricordo di un Eduardo De Filippo solo, intento a comporre poesie.

14 > 15 novembre, ore 21
Mimmo Borrelli in IL GELO
da Eduardo De Filippo
musiche a cura di Antonio della Ragione
luci e spazio scenico Salvatore Palladino
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro della Toscana
Durata: 1h e 10’, senza intervallo
Al Nuovo Rifredi Scena Aperta, il 14 e 15 novembre, ore 21, Mimmo Borrelli fa rivivere il ricordo di un Eduardo De Filippo solo, intento a comporre poesie, da cui prendono forma tre manifestazioni della Napoli tipica del suo Teatro: Vincenzo De Pretore, Baccalà, Padre Cicogna. Un uomo dannato al freddo dell’ispirazione sul tavolaccio del suo scrittoio mette insieme una galleria di ritratti in suoni e parole in versi. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro della Toscana.
È un percorso teatrale che nasce dall’esperienza di un progetto formativo all’interno della chiesa del Purgatorio ad Arco a Napoli, luogo che ha ispirato Opera Pezzentella di Mimmo Borrelli, un poema di cinquemila versi per uno spettacolo site-specific.
Nella solitudine della passione del teatro, l’autore è sempre solo di fronte al lenzuolo bianco della morte in pagina, solo e infreddolito dalle idee mancanti di gesso, gelide di marmo, solo poiché la creatività non esiste. Va preparata dalle sofferenze, nutrita dalle mancanze, “attrita” dalle aspettative, concimata dalle responsabilità, nel suo meraviglioso e tragico privilegio: la libertà di creare da solo.

Un uomo dannato al freddo dell’ispirazione sul tavolaccio del suo scrittoio. Nella solitudine della passione del teatro che non è affatto in “principio verbo” un atto condiviso, bensì privato e privato del consenso, seppur in cerca ostinata e furibonda e luttuosa del consenso stesso.
L’autore è sempre solo di fronte al lenzuolo bianco della morte in pagina, solo e infreddolito dalle idee mancanti di gesso, gelide di marmo, solo poiché la creatività non esiste. Va preparata dalle sofferenze, nutrita dalle mancanze, concimata dalle responsabilità, “attrita” dalle aspettative, nel suo meraviglioso e tragico privilegio: la libertà di creare da solo. Eduardo De Filippo amava comporre poesie durante le pause che di rado gli concedeva l’attività teatrale, tra preoccupazioni e insonnia, tra geloni e l’artrite alle nocche delle mani e del pensiero.
Dunque, Mimmo Borrelli se lo è immaginato tra le quattro mura del suo camerino, intento a fissare su carta i suoi tormenti e a ripeterli e provarli magari a bassa voce, come è solito fare chi scrive. Poiché la timidezza del primo fiato alla parola è come un neonato da cullare. Fa commuovere prima chi legge, nell’epifania della scoperta, nella caverna dell’eventuale creazione della bellezza, soggetta al giudizio della morte. Bisogna avere soffio, calore, cura e delicatezza. La prima parola data è innocente e fragile. La miseria del teatro che come la pesca è fame, libertà e vita.

Ebbene sì, troviamo la solitudine e la miseria di un drammaturgo i cui versi sono zavorrati dai conti e incaprettati dai debiti di un teatro sempre più prigione; la miseria e solitudine di un prete che si spoglia e compie per amore prima di Dio, poi della sua amata, il più scellerato dei voti; la solitudine e la miseria, condita di saggezza, dei beoni d’osteria e ludopatici votati alla fuggevolezza del tempo da rivivere attraverso la visione deforme e presente di un bicchiere; l’allegra miseria di un ladro per necessità che nel delirio della morte s’immagina un Paradiso meno sacro, più umano verso chi non ha voce; lo strazio del fallimento di un artista del cartellone di strada, che come un attore ammutolito dalla pandemia, dopo una guerra infame perde la fama e il senso del suo ruolo sociale e teatrale; la miseria di un teatrante di provincia che si chiede in scena e chiede ai suoi predecessori che senso abbia ancora scrivere per la scena.
Tra le tante liriche, tre cantiche più lunghe: tre anime del Purgatorio vere e proprie che espiano in terra la loro vita disperata, Padre Cicogna, De Pretore Vincenzo e Baccalà. Tre storie diverse segnate da un comune destino di agonia. La morte che cammina sempre al fianco, dell’umanità più viva del mondo.

Nuovo Rifredi Scena Aperta
Via Vittorio Emanuele II, 303
Tel. 055.4220361/2
rifredi@teatrodellatoscana.it
Biglietti
Intero € 19
Ridotto Over65 e Convenzioni € 17
Ridotto Soci e Unicoop Firenze € 16
Ridotto Under35 e Abbonati € 15
Biglietteria
Aperta dal lunedì al sabato, ore 16 – 19
È possibile acquistare i biglietti degli spettacoli della stagione durante le serate di spettacolo presso la biglietteria.
Online su teatrodellatoscana.vivaticket.it e nei punti vendita Vivaticket
Punti Vendita Vivaticket
