Non puoi scappare dal bacio… della Donna Ragno!

Come una storia può cambiare restando la stessa

Solitamente le pellicole di cui parlo seguono un iter abbastanza semplice e lineare: da musical teatrale a trasposizione cinematografica. Per parlare de “Il bacio della donna ragno” dobbiamo fare un passo indietro e partire da un momento ancora precedente.

“Kiss of the spider woman” è un musical del 1992 con musiche di John Kander, versi di Fredd Ebb (il duo che aveva lavorato a “Cabaret” e “Chicago”) e libretto di Terrence McNally. Ha alle sue spalle non solo un film, uscito nel 1985, ma anche un libro da cui questi due prodotti sono stati tratti.

Il libro “El beso de la mujer araña” (manuel puig, 1976) è ambientato in un carcere. più precisamente l’azione si concentra sulla cella di due detenuti molto diversi tra loro. I protagonisti sono Molina, omosessuale accusato di adescamento di minore, e Valentìn, giovane prigioniero politico.

Molina è una “checca scatenata” (definizione di Puig stesso) che vive delle fantasie, che suscitano in lui i tantissimi film che ha visto. Valentìn, al contrario, è un ragazzo pragmatico, tutto rivolto alla propria causa e indurito dalla vita. Molina racconta al compagno rivoluzionario le storie dei “suoi” film, e tra i due nasce un legame profondo e inatteso che cambia le vite di entrambi.

bacio della donna ragno
Fonte: Edizioni SUR
In quel momento l’autore, argentino, era lontano dal suo paese d’origine, e vi rimase in realtà fino alla fine della sua vita. Nella sua opera precedente infatti aveva messo in bocca ai suoi protagonisti alcune battute anti peroniste e questo gli aveva attirato addosso la censura.

In Argentina “Il bacio della donna ragno” rimase inedito fino al 1983 per la censura attuata dal regime dittatoriale di Jorge Videla. Infatti nonostante la nazione in cui la storia prende luogo non sia mai nominata è evidente che si parli del paese d’origine dell’autore e della situazione politica del periodo.

Il musical sembra riprendere questa collocazione spaziale e temporale. Al contrario nel film l’ambientazione si sposta nel Brasile sotto dittatura militare. Il film è stato diretto infatti da Héctor Babenco. Il regista brasiliano probabilmente ha voluto inserire questo riferimento trattandosi di un periodo della storia del paese che ha vissuto sulla sua pelle.

Il film fu il primo prodotto indipendente a ottenere una nomination agli Oscar come miglior film. Ne vinse uno per l’interpretazione maschile dell’attore protagonista, William Hurt. L’attore ottenne anche il premio alla migliore interpretazione maschile a Cannes e il David di Donatello per il migliore attore straniero per il suo ritratto di Molina.

L’altro protagonista, Valentìn, era interpretato da Raúl Juliá. L’attore, morto nel 94, è ricordato soprattutto come interprete del capofamiglia Gomez nei due film di Barry Sonnenfeld sulla famiglia Addams. L’attrice brasiliana Sonia Braga interpretava ben tre ruoli, tra cui quello della Donna Ragno del titolo. Un unico volto per “la donna” per eccellenza, in un ambiente dominato dalla presenza maschile.

Un primo workshop del musical “Kiss of the spider woman” fu presentato nel 1990 e fu un flop. Dopo una breve run a Toronto, nel 1992 debuttò nel West End con protagonisti Chita Rivera (sulla soglia dei sessant’anni), Anthony Crivello e Brent Carver. Arrivò a Broadway l’anno dopo con lo stesso cast e vinse ben sette Tony Awards, tra cui “miglior musical”. Il trio Vanessa Williams-Howard McGillin-Brian Stokes Mitchell, in scena nel 1994, piacque tanto che eccezionalmente si decide di registrare un secondo cast album.

Giusto l’anno scorso, la BSMT ha portato in scena “Kiss of the spider woman”, dieci anni dopo la prima rappresentazione al Teatro Comunale di Bologna. Alla regia Gianni Marras, nei ruoli dei protagonisti Gianluca Sticotti e Brian Boccuni. A completare il cast principale Simona Distefano nei panni dell’onnipresente Aurora\Donna Ragno. Marras è tornato alla regia dello spettacolo dieci anni dopo, come anche Sticotti nella parte di Molina. Il regista ha deciso di mantenere la struttura registica del 2009 per celebrare la collaborazione decennale della scuola di musical col Comunale, inaugurata proprio con quello spettacolo. A questo schema sono stati integrati elementi più moderni per sottolineare l’attualità del soggetto.

Il bacio della donna ragno_@ Rocco Casaluci_TCBO 2009
Il bacio della donna ragno @Rocco Casaluci_TCBO 2019
donna ragno
Il bacio della donna ragno @Rocco Casaluci_TCBO 2019
La storia del libro già di per sé si presta ad una messa in scena teatrale (lo stesso Puig curò l’adattamento per il teatro). l’ambientazione resta sempre quella del carcere, e la storia è tutta costruita attorno ai dialoghi dei due protagonisti e ai loro flussi di coscienza. Ci sono solo alcune “intromissioni” da parte del mondo esterno, costituite da spezzoni di documenti carcerari.

Il film si mantiene abbastanza fedele a questa struttura. Gran parte della pellicola, anche a causa del budget ridotto, è ambientata nella cella dei due protagonisti e si concentra sui loro scambi. Qui però le possibilità del mezzo cinematografico sono sfruttate. Nella storia sono infatti inseriti dei flashback che ci rendono partecipi della vita dei protagonisti prima della loro detenzione. Riusciamo a conoscere così alcuni personaggi che nel libro erano solo citati: il cameriere di cui Molina è innamorato, Gabriel, sua madre e l’amante borghese di Valentìn, Marta.

Nel musical invece le figure del passato dei protagonisti appaiono sul palco, dialogando idealmente con loro. In particolar modo le due figure femminili, della madre e dell’amante, vengono affiancate nell’opera musicale come i fari di speranza dei protagonisti. Molto più partecipi nel musical anche gli altri carcerati, che accompagnano la narrazione con il ritornello “Over the wall”.

Altre incursioni sono quelle del mondo di fantasia costruito da Molina e tutto basato sul cinema. Nel libro ovviamente non c’era possibilità di visualizzare queste fantasie. Il film al contrario ricostruisce le sue storie.

Il cinema si fa in questi momenti meta cinema, ricreando con convenzioni molto classiche un melò immaginario che ha un unico, enorme difetto: è un pezzo di propaganda nazista. Questo film viene citato anche nel libro, ma qui l’attaccamento di Molina a questa trama nello specifico diventa molto più forte. Di conseguenza più veementi diventano gli interventi di Valentìn che cerca di far riconoscere all’amico l’ipocrisia di questa fantasia (prima di soccombervi egli stesso).

Nel musical i brani di narrazione filmica sono tratti da pellicole diverse e sparsi nel corso dell’azione. Sono momenti in cui le brutture del carcere lasciano spazio alle fantasie colorate di Molina, che si manifestano nella forma di classici numeri da Broadway, con coreografie complesse, costumi di scena sfarzosi e canzoni brillanti.

Nel film, come abbiamo già detto, l’attenzione è posta tutta su un’unica pellicola. Solo verso la fine Molina si accinge a cominciare una nuova narrazione. Questa coinvolge finalmente la famosa “Donna Ragno” del titolo. Il racconto si sovrappone alla vicenda personale dei due carcerati. Lo stesso Valentìn partecipa alla fantasia immaginando la creatura con l’aspetto di Marta, la sua amante (entrambi ruoli ricoperti dalla Braga).

Nel musical la Donna Ragno ha un ruolo molto più ampio. Questa figura misteriosa è infatti “Aurora”, la diva preferita di Molina, che ha visto tutti i suoi film. L’uomo è rimasto però impressionato da uno dei suoi ruoli, quello della micidiale “Donna Ragno”, che con un bacio può uccidere le sue vittime. Ecco allora che questa figura immaginifica si ripresenta più e più volte nelle fantasie dell’uomo: ora per “salvare” i due carcerati dalla dura realtà a cui sono sottoposti, ora per stringere le proprie grinfie attorno alle sue prede. E’ il primo personaggio di cui sentiamo la voce, che subito ci proietta in una dimensione “altra” rispetto alla realtà del carcere: quella della morte annunciata sin dalle prime note.

Questo personaggio si ritaglia via via, nel passaggio da un medium all’altro, un ruolo sempre più ampio. Nel libro infatti il nome “Donna Ragno” è solo un appellativo che Valentìn dà al compagno carcerato riferendosi a uno dei film che gli ha raccontato, “Il bacio della pantera”. In questa pellicola, realmente esistente, una donna teme di baciare il proprio amato perché crede che si trasformerà, appunto, in una pantera. Il musical rende molto più materiale il valore mortifero del bacio, che segna il destino dei protagonisti.

Interessante notare come i due protagonisti siano stati progressivamente “ingentiliti” nel passaggio da un medium all’altro. Questo processo è particolarmente evidente nella figura di Valentìn.

Nel libro il rivoluzionario è un giovane quasi trentenne, che si esprime raramente e sempre soppesando le proprie parole. Il poco che dice rivela un’indole cinica e fortemente legata alle proprie idee rivoluzionarie. Nel film Juliá era più vecchio di dieci anni rispetto a Hurt. Valentìn in questa nuova veste non si fa problemi ad esprimere (talvolta anche violentemente) la propria opinione, dimostrando un pragmatismo rozzo. Entriamo più spesso, però, nella sua intimità: in momenti di vulnerabilità rivela a Molina le sue fragilità. Questi momenti e alcuni flashback ci rivelano l’intuibile, ovvero l’assunzione da parte dell’uomo di una maschera di durezza.

Nel musical, anche se l’atteggiamento di Valentìn in prima battuta è ancora sprezzante, abbiamo più occasioni per relazionarci a lui. Attraverso le canzoni, rivolto agli spettatori, parla dei suoi primi rapporti sessuali, partecipa in qualità di eroe alle fantasie di Molina, esprime l’amore nei confronti di Marta. Questa figura femminile assurge quasi al ruolo di donna dantesca nelle parole dell’amante.

Ancora più intensa, poi, la sua spinta rivoluzionaria. Questa si esprime in parole di speranza e di idealismo nello show stopping number “The day after that”. Un brano che fu inciso anche da Liza Minelli, che lo cantò in occasione del 25esimo anniversario delle proteste di Stonewall. Le parole della canzone difficilmente sarebbero state pronunciate dal monosillabico Valentìn del libro e ancora più difficilmente da quello violentemente pragmatico interpretato da Juliá.

Lo stesso Molina d’altronde è una figura molto più ingenua in questa versione.

Nel film il suo iniziale non interventismo appare più l’azione di un inetto che cerca di scappare alla cruda realtà. Il musical mette l’accento sulla sua codardia e l’amore nei confronti della madre, motivazioni che lo muovono nel suo agire e nel suo non-agire. Oltre a ciò nel musical Molina sembra voler dare meno importanza al proprio reato, affermando che non conosceva l’età del ragazzo che l’ha denunciato. Una battuta che in un certo senso “scagiona” il protagonista e il pubblico che fa il tifo per lui. Completamente eliminato anche il riferimento “problematico” al film di propaganda nazista che racconta a Valentìn.

Questi cambiamenti arricchiscono la struttura drammaturgica di nuovi dettagli, fornendoci ogni volta nuove chiavi di lettura per approcciarci alla stessa storia.

Il libro si concentra sull’amore per il cinema (tanto di Molina quanto dell’autore) e la celebrazione del modello femminile. Oltre a ciò sono inserite lunghe note dedicate a diverse teorie sull’omosessualità e discussioni tra i due compagni sull’orientamento di Molina. Sebbene oggi possano risultare stereotipati o semplificati in molti punti, quantomeno questi momenti cercavano di restituire dignità a una comunità su cui c’erano ancora molti pregiudizi.

Il film arricchisce il legame tra i due protagonisti, celebrando ogni declinazione del rapporto umano in opposizione alla sterilità delle ideologie. Molina a più riprese si prende gioco di Valentìn che mette la propria lotta sopra a qualsiasi cosa, rifiutandosi di mangiare il cibo che gli offre. Lo stesso Valentìn deve riconoscere la vacuità delle sue convinzioni nel contesto carcerario nel momento in cui è costretto ad affidarsi alle cure gentili di Molina. Allo stesso tempo Molina riconosce in un certo senso la vanità della realtà filmica e cerca un riscatto nell’affetto verso il compagno di carcere.

Emerge inoltre una critica più aspra del sistema carcerario, che qui abbiamo la possibilità di vedere nella sua crudeltà.

Il musical raccoglie questi stimoli e li unisce in una celebrazione senza precedenti dell’ “eroe per caso” Molina e dell’escapismo dalla realtà. in un mondo crudele, l’unica maniera che i due protagonisti hanno per sopravvivere è rifugiarsi nel mondo di fantasia. Il libro e il film si chiudono con una scena che ha per protagonista Valentìn che si riunisce in sogno alla sua Marta. Il musical al contrario termina con l’ultima, spettacolare, fantasia di Molina, che diventa finalmente l’eroina dei suoi film. Se nel film vedevamo i due protagonisti scambiarsi i ruoli, uno immerso nella cruda realtà e l’altro fuggitivo in un mondo di fantasia, qui la vicenda di molina si chiude dove è cominciata: tra le braccia della sua aurora.

Il mio consiglio in questo caso è, se possibile, di recuperare tutte e tre le versioni di questa vicenda. Ognuna offre nuovi punti di vista che “moltiplicano” questi personaggi e il loro complesso rapporto e possono meglio adattarsi al gusto di ciascuna persona.

Una sola cosa è certa: una volta entrati nella ragnatela della Donna Ragno è impossibile uscirne.

Silvia Strambi

Tratto da “Il bacio della Donna Ragno”, 1985, Héctor Babenco
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