Orlando. Il potere dell’amore, tra Vita e letteratura

In scena al Teatro Vascello fino a domenica 6 marzo, Orlando, interpretato da Anna Della Rosa e diretto da Andrea De Rosa, indaga l’intreccio tra vita e arte, tra Vita e Orlando.

Orlando

La scena è aperta: un grande albero, immerso in un prato verde, e una figura seduta a terra, appoggiata al tronco. Sembra in attesa. Dopo qualche minuto, mentre il pubblico ancora sta fluendo all’interno del teatro, con noncuranza si sfila un grande cappello, lanciandolo di lato.

Le luci si abbassano, e ha inizio il racconto. Il testo, rielaborato da Fabrizio Sinisi, mescola Orlando, celeberrimo romanzo di Virginia Woolf pubblicato nel 1928, e il carteggio tra l’autrice britannica e Vita Sackville-West, pubblicato nel volume Scrivi sempre a mezzanotte, edito da Donzelli, nella traduzione di Nadia Fusini

Dapprima delicatamente, e poi con più forza con il procedere della rappresentazione, il confine tra opera d’arte e vita (e quindi tra Orlando, Vita e Virginia) pare fondersi, sparire, divenire del tutto inconsistente. 

Le vicende del romanzo vengono ripercorse in parallelo al racconto della travolgente, dolorosa, potentissima relazione tra Woolf e Sackville-West, in un racconto che si fa esaltazione del desiderio femminile, della potenza della parola quando messa al servizio del sentimento.

Anna Della Rosa è in stato di grazia: sola sul palco, lo domina completamente, catalizza l’attenzione di chi guarda con ogni piccolo gesto del corpo. Con eleganza, scivola dal registro quotidiano a momenti di forte intensità, dal sussurro confidenziale alle urla di dolore.

Orlando

È affascinante osservare la trasformazione fisica che avviene nel corso dell’ora scarsa di durata dello spettacolo: piccoli, scattanti movimenti si alternano a esplosioni di energia incontenibile, che paiono prosciugarla, per poi trasformarsi ancora, trovando nuova vita e nuova linfa. Morbidezza e potenza, delicatezza e dura, concreta energia: un’interpretazione che lascia il segno.

La sua fisicità è perfetta per rendere l’ambiguità che caratterizza la figura di Orlando: basta un cambiamento nella postura, nel modo di poggiare le braccia sul corpo, di inclinare il capo, per provocare una completa trasfigurazione. Grande supporto le offrono i costumi di Ilaria Ariemme, semplici ma non per questo meno efficaci.

La scrittura è l’altra grande protagonista di questo racconto, prende materialmente vita sulla scena: dal “cielo” cadono fogli, le lettere che le due donne si scambiavano, il mezzo fisico di un amore mai completamente realizzato. 

Dapprima, pochi frammenti, poi in maniera sempre più intensa, fino a divenire una vera e propria pioggia, una tempesta che avvolge Della Rosa e ne accompagna il picco emotivo.

Orlando

Ed è una parola, quel “VITA” che ricorre quasi compulsivamente nel testo, che si stampa a fuoco nella mente di chi guarda. “Vita. Vita. VITA!”, ripetuta, urlata, sbattuta in faccia al pubblico: parola che è arte, ma che è donna, proclamazione di un sentimento che rompe gli argini e non può essere contenuto.

Sentimento che in definitiva prosciuga, lasciando dietro di sé l’involucro di un corpo consumato dalla passione. Ma, ed è questo il grande, straordinario potere della letteratura, continuerà a vivere in eterno, nella scrittura.

Categories RecensioniTags , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close