ORLANDO
Andrea De Rosa / Fabrizio Sinisi / Anna Della Rosa / Virginia Woolf
durata 60 min
dal romanzo di Virginia Woolf
e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West, Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli)
drammaturgia Fabrizio Sinisi
traduzione Nadia Fusini
regia Andrea De Rosa
con Anna Della Rosa
scene Giuseppe Stellato
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Ilaria Ariemme
assistente alla regia Paolo Costantini
musica di scena Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
Con la regia di Andrea De Rosa va in scena Orlando che, a partire dal personaggio di Virginia Woolf, in grado di superare gli steccati dello spazio e del tempo con la sola forza dell’immaginazione e della letteratura, affronta la fondamentale tematica dell’identità. La drammaturgia dello spettacolo, curata da Fabrizio Sinisi, è tratta dalla nuova traduzione del romanzo a cura di Nadia Fusini (Neri Pozza) e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli). In scena Anna Della Rosa, da pochissimo vincitrice del 37° Premio Duse, il prestigioso riconoscimento dedicato alla migliore attrice teatrale della stagione 2023/24, del Premio dell’Associazione Nazionale Critici di teatro 2024 per la sua interpretazione in Erodiàs e Mater Strangosciàs (regia di Sandro Lombardi, peraltro ad aprile al Teatro Astra) e, ulteriore suggello alla carriera, Premio Hystrio all’interpretazione 2025.
TOURNÉE 2026
Torino 10 > 15 febbraio 2026 Teatro Astra
Milano 17 > 22 febbraio 2026 Piccolo Teatro Milano, Studio Melato
Modena 26 febbraio > 1 marzo 2026 Teatro Storchi
Roma 3 > 8 marzo 2026 Teatro Vascello
Reggio Emilia 10 > 11 marzo 2026 Teatro Ariosto
Genova 13 > 15 marzo 2026 Teatro Gustavo Modena
Lugano 17 > 18 marzo 2026 LAC Lugano Arte e Cultura

“Una immagine che è autentica poesia del teatro. Da vedere.”
Anna Bandettini, la Repubblica
“Uno spettacolo raffinato e pungente.”
Magda Poli, Corriere della Sera
“Musica è il trattamento del romanzo che fa Fabrizio Sinisi. Musica di sentimenti sono le luci. Musica è la colonna sentimentale di G.U.P. Alcaro. Soprattutto musica è la regia, leggera e intelligente. Musica è l’attrice.”
Massimo Marino, doppiozero
“Una strepitosa Anna Della Rosa.[…] che compie il piccolo miracolo di trasformare l’ossimoro del «viaggiatore cerimonioso» in procinto di scendere dal treno nel brivido di una tenerezza infinita.”
Enrico Fiore, Corriere del Mezzogiorno
“De Rosa realizza uno spettacolo raro. È un monologo ma è teatro puro.”
Roberto Mussapi, Avvenire
“Nell’allestimento curato da Andrea De Rosa, Orlando è un uragano che travolge e ammutolisce (felicemente).”
Giovanni Luca Montanino, Sipario
“Della Rosa conferma tutta la sua bravura.”
Mario De Santis, HuffPost
ORLANDO
Il 9 ottobre del 1927, Virginia Woolf scrive una lettera all’amata Vita Sackville-West: “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no”. Vita non si sottrae, accettando di diventare oggetto, musa, modello e interlocutrice di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. La scrittura di Orlando nasce così: come un omaggio d’amore, un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. Intersecandosi continuamente con la vita della scrittrice, in un enigmatico intreccio tra opera e biografia, la vicenda di Orlando – nato uomo nel XVI secolo, vissuto per più di quattrocento anni, e mistericamente transitato nel Femminile – si trasforma in questo spettacolo in un inno all’estasi ma anche all’ossessione della letteratura: una lunga, straordinaria lettera d’amore in forma di romanzo.

“Oltre che un classico di sconvolgente attualità, Orlando è un inno alla gioia esuberante dell’avventura, alla libertà, al godimento sessuale; un manifesto alla possibilità di prenderselo, il piacere, secondo modelli alternativi alle leggi del conformismo patriarcale.”
Nadia Fusini
“L’identità è un fantasma. Dal momento in cui cominciamo a definirci come esseri umani adulti, stabiliamo dei confini entro i quali ci rintaniamo. Ma, per fortuna o per avventura, la vita spazza via tutto e travolge quegli steccati che tanto pazientemente avevamo costruito per proteggerci. Trascinati dalla inesauribile vitalità del suo Orlando, Virginia Woolf ci invita a viaggiare nello spazio e nel tempo, a oltrepassare quello steccato che ci tiene imprigionati nella trappola dell’identità, del maschile, del femminile, e di tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui viviamo.”
Andrea De Rosa
“Può un’opera letteraria essere al contempo una lettera d’amore? Orlando dimostra di sì: uno dei più straordinari romanzi del Novecento è anche la più spericolata lettera d’amore che la storia ricordi. Un vero e proprio monumento di parole che Virginia Woolf erige a e per l’amata Vita Sackville-West – scrittrice e poetessa con cui Woolf ebbe una lunga relazione e un intenso sodalizio. Un amore che abbiamo voluto rendere ancora più esplicito, punteggiando la drammaturgia del romanzo con brani dell’epistolario a Vita. Orlando è un inno a Vita e alla Vita, nonché la testimonianza di una speranza estrema: mentre la vita dei corpi finisce, quella delle parole è più lunga e diversa – abbatte i confini dei sessi, delle identità.”
Fabrizio Sinisi / drammaturgia
“La luce di Orlando è la luce bianca del cielo di una mattina radiosa. La luce di Orlando è la luce bianca della carta da scrivere, prima di cominciare. Questi i pensieri che hanno guidato la disposizione del grappolo di proiettori tra i quali si innalza il tronco robusto di un albero senza chioma, come poeticamente disegnato da Giuseppe Stellato. Sono anzi sia la chioma che il cielo sotto il quale stanno Orlando, Virginia, Anna ed il suo pubblico assorto ad ascoltarla. Mi piace pensare che sia tutta quella luce bianca a condensarsi e raggiungere il suolo trasformandosi in carta, in tanti fogli bianchi che attendono che le parole si trasformino in segni. Ancora una volta la luce è convocata a testimoniare e rendere possibile che l’astrazione si trasformi sulla scena in realtà da abitare. “Orlando alzò gli occhi e vide qualcosa di astratto che sta tra le colline o nel cielo oltre il quale non c’è nulla che conti; in cui io riposo e continuerò a esistere. Questa cosa io chiamo realtà.” (Virginia Woolf – Diari)”
Pasquale Mari / luce
“Immaginare uno spazio scenico che accogliesse le parole scritte da Virginia Woolf per Orlando, è stata una sfida per nulla semplice. Un testo che, tra le altre cose, racconta proprio la difficoltà della parola di descrivere la natura, la bellezza. Alla fine, tutto confluiva qui, nella ricerca di un connubio, di un punto d’incontro tra natura e letteratura, tra la bellezza di un albero e il fallimento di qualsiasi forma d’arte che provi a raccontare questa bellezza. E quindi un tronco di quercia in mezzo ad un prato quadrato, un albero la cui chioma è fatta da luci, tralicci, americane: una fetta di realtà trasportata in uno spazio teatrale, quel luogo magico dove da un albero, al posto di una foglia, può cadere un foglio bianco…”
Giuseppe Stellato / spazio scenico
“Il suono, lontano e intimo, di una campana scandisce un tempo indefinito e sospeso. Una musica nasce da quelle pagine così tormentate e vitali; è la Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij. L’ultima.”
G.U.P. Alcaro / musica
“Un abito veste e spesso determina, un costume teatrale veste e crea mondi. In scena c’è Virginia Woolf e il momento in cui visse, ma anche un blu polveroso che ricorda il vasto cielo comune a tutte le epoche, una seta impalpabile e ariosa che rimanda ai fasti del ‘500, un cinturone maschile e una gonna femminile pronta a gonfiarsi a ogni danzante giravolta. Il costume accompagna discretamente il racconto di un’anima appassionata e in ricerca di sé grazie ai piccoli dettagli che lo compongono, senza troppo definire e chiudere, mettendosi in dialogo con il corpo l’attrice che lo veste e lo sveste – magnificamente – e con il vasto e concettuale spazio che li contiene entrambi.”
Ilaria Ariemme / costumi
