L’ESTINZIONE DELLA RAZZA UMANA
RECENSIONE

E se la razza umana si estinguesse, sarebbe tanto male?
L’estinzione della razza umana, testo e regia di Emanuele Aldrovandi, in scena al Teatro San Babila di Milano e in tour in tutta Italia.
Trama:
Una particolare pandemia che trasforma gli esseri umani in tacchini forza la popolazione a rimanere chiusa in casa per evitare il contagio.
Gli ospedali sono al collasso e i cittadini sono chiamati a fare la loro parte.
In un condominio di Milano si incrociano le esperienze di 4 personaggi (o meglio, 5), che con le loro complessità, credenze e opinioni, danno un intelligente spaccato sulla natura umana e le reazioni davanti a un’emergenza.
Anche grazie alla scenografia essenziale ma efficace, L’estinzione della razza umana ci trasporta direttamente ai tempi della quarantena da covid. Come non fossero già passati 5 anni, siamo catapultati nel clima di restrizioni, paura e complottismo di quei tempi.
Pesantezza? Non proprio.
La scrittura brillante e ironica, gioca con facilità sulle dinamiche che abbiamo vissuto tutti. Dalle mascherine, al jogging clandestine per l’isolato, le canzoni dal balcone e coppie in crisi costrette a passare tutto il tempo insieme…
I personaggi sono ben caratterizzati e i dialoghi viaggiano fluidi:

Da un’iniziale e apparentemente innocua conversazione tra due vicini di casa si sviluppa un conflitto di opinioni e di principi. La discussione coinvolgerà anche le rispettive compagne, che cercando di acquietare gli animi, la faranno esplodere.
Colpisce il personaggio di Giulia, attivista che maledice la razza umana e non ne rimpiangerebbe l’estinzione, che si contrappone alla neo mamma esausta ed esasperata dal marito, ma ancora speranzosa nel destino dell’umanità.
Ai 4 condomini che discutono fra di loro, fanno da contraltare le apparizioni dei corrieri che consegnano pacchi; a chiudere invece, l’esperienza di un medico di ritorno da un turno in ospedale – sintomo di quella parte di mondo che non si può fermare.
Vengono toccati temi che, nonostante gli anni passati, rimangono attuali: la gestione delle emergenze, la sanità, la crisi climatica, l’egoismo dell’individuo…

Mentre l’idea della trasformazione in tacchini è il giusto espediente per estraniare lo spettatore abbastanza da mantenere la giusta distanza da racconti dolorosamente realistici.
L’estinzione della razza umana è uno spettacolo intelligente che come si dice spesso “fa ridere ma anche riflettere”. Si spera anche dopo la sua fine.
