29 Novembre 2025 ore 20:00 NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO – APOLOGIA DI ENZO TORTORA
30 Novembre ore 16:00 NON É LA STORIA DI UN EROE
Sempre più spesso, tra talk show e dibattiti politici, risuona la parola giustizia, rischiando però di essere svuotarsi di significato.
Il Teatro Gerolamo sceglie di riportarla al suo peso reale
attraverso due spettacoli che indagano, con sensibilità e rigore teatrale, cosa si nasconde dietro questo termine tanto utilizzato quanto complesso. Due storie molto diverse – quella di un uomo travolto da un errore giudiziario e quella di un ragazzo che scivola nell’illegalità – diventano così il filo rosso di un piccolo dittico dedicato al nostro rapporto con la verità, la responsabilità e le seconde possibilità.
La giustizia è un argomento complesso ma il teatro dimostrerà che si può decifrare con emozione ed eleganza.
NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO
Apologia di Enzo Tortora
testo e regia Chicco Dossi
con Simone Tudda
primo spettatore Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa | si ringrazia l’Associazione Enzo Tortora
Il Teatro Gerolamo ospita una produzione del Teatro della Cooperativa con lo spettacolo Nell’occhio del labirinto-Apologia di Enzo Tortora, monologo scritto e diretto da Chicco Dossi, interpretato da Simone Tudda.
A Milano, di fronte al Teatro Litta, c’è un piccolo slargo intitolato a Enzo Tortora. Più un gesto commemorativo che una vera targa toponomastica: nessun numero civico, solo il nome, la professione – «giornalista» – e le date di nascita e di morte 1928-1988. Una presenza discreta, quasi invisibile ma proprio da quella targa è nata la curiosità di Chicco Dossi di approfondire una vicenda che non è conosciuta ai molti: il “caso Tortora”.
Ho scoperto che il «caso Tortora» era ben noto alla generazione di mia madre e assolutamente sconosciuto alla mia – scrive Dossi
Tortora, volto della televisione pubblica e personaggio popolare, fu travolto da un errore giudiziario che ancora oggi impressiona per portata e modalità.

Un’accusa infondata, l’assenza di presunzione d’innocenza, la ricerca del “nome grosso” da sbattere in prima pagina, blitz annunciati prima ancora di essere eseguiti. E, sullo sfondo, un uomo estraneo ai fatti, dipinto come un protagonista del traffico di droga sulla base di testimonianze fragili e circostanze mai dimostrate.
Si tende spesso ad attribuire al presente la responsabilità della distorsione informativa: social network, fake news, polarizzazione.
Eppure il caso Tortora è la prova che la macchina della disinformazione ha origini più antiche.
Testate autorevoli e firme prestigiose contribuirono allora a un clima avvelenato, dove il “sentito dire” diventava notizia, il sospetto diventava prova, e la narrazione del “mostro” prevaleva sull’etica professionale. L’immagine dell’uomo televisivo con la doppia vita – presentatore perbene e criminale capace di muovere milioni con un gesto – fu alimentata con una facilità che oggi stupisce e inquieta.
Ma ciò che rende ancora più sorprendente la vicenda è la reazione dello stesso Tortora.
Avrebbe potuto sottrarsi al processo, oppure sfruttare il suo ruolo pubblico per difendersi da una posizione privilegiata. Non lo fece. Rinunciò volontariamente all’immunità parlamentare europea, si presentò davanti ai giudici che l’avevano già condannato nell’opinione pubblica e trasformò la sua battaglia in un impegno civile più ampio: quello per una giustizia giusta, capace di riconoscere i propri errori, indipendentemente dal colore politico.

Il monologo Nell’occhio del labirinto, interpretato da Simone Tudda (segnalato al 30° Premio Hystrio alla Vocazione)
ripercorre questa storia con una struttura narrativa fluida, che alterna dialogo e racconto, documentazione e introspezione.
La regia e la drammaturgia di Chicco Dossi guidano lo spettatore attraverso i diversi livelli della vicenda: l’osservazione esterna dei giorni nel carcere di Forte Longone, la voce interiore del giornalista al momento dell’arresto all’Hotel Plaza di Roma, la ricostruzione essenziale degli atti giudiziari. Al centro, l’immagine di un uomo inghiottito dal “labirinto” giudiziario e mediatico: un luogo claustrofobico dove l’uscita non è mai garantita e dove lo sguardo della stampa diventa parte della prigionia stessa.
Un racconto teatrale che, al di là della cronaca, riporta alla luce una pagina fondamentale per comprendere quanto sia fragile – e preziosa – l’idea di giustizia nel nostro Paese.
NON È LA STORIA DI UN EROE
spettacolo tratto dal podcast di RaiPlay Sound Io ero il Milanese
di Mauro Pescio e Lorenzo S.
con Mauro Pescio
alla chitarra Stefano Malatesta
produzione CMC/Nidodiragno
Io nasco dalla narrazione del mio vissuto, dalla narrazione dei disastri della mia vita. Non è la storia di un eroe, al contrario, è la storia di tanti fallimenti e scelte sbagliate, che però a un certo punto sono state riconosciute come tali. Lorenzo S.
Io ero il Milanese è il racconto di un uomo che nella vita ha fatto tante scelte sbagliate, un uomo con cui la sfortuna di è accanita
un uomo che ha toccato il fondo, ma che da quel fondo si è rialzato.
È la storia di come non debba mai venire meno la speranza, la fiducia e soprattutto di come si debba sempre offrire un’altra possibilità.

La storia di Lorenzo S. è un progetto creativo crossmediale. È nato come un podcast, intitolato Io ero il Milanese, prodotto da RaiPlay Sound, che è diventato un vero e proprio caso nel 2022. Partito in sordina, grazie al passaparola, il podcast ha conquistato il pubblico sfiorando i 3 milioni di ascolti. Nell’edizione 2023 de Il Pod (Italian Podcast Award)
Io ero il Milanese riceve il primo premio nella categoria “Documentario”.
Nel 2023 è diventato un libro edito da Mondadori e anche uno spettacolo teatrale, che ha debuttato a Bari, in occasione del Prix Italia il 4 ottobre 2022. Ora la storia di Lorenzo S. potrà essere conosciuta dal vivo.
Lo spazio teatrale è adatto a dare voce alla rivoluzione personale di Lorenzo e alla sua storia difficile, dura, ma anche piena di speranza.
Ho conosciuto Lorenzo S. nell’estate del 2017. Era uscito dal carcere da una decina di giorni. Durante il nostro primo incontro, durato qualche ora, mi ha raccontato in sintesi tutta la sua vita, da quando era entrato in carcere la prima volta a pochi mesi, a trovare suo padre, a quando era uscito come un uomo nuovo di 40 anni, in quel luglio 2017, trasformato in una risorsa per la società. Scrive Mauro Pescio
