The Last 5 Years – Review from LONDON

Seeing The Last 5 Years live has always been something that interested me because of the peculiar way time is portrayed in it. For those who don’t know, it’s the story of a relationship between two people, Jamie and Cathy, in the span of 5 years, but the interesting thing is that Jamie tells it from beginning to end, that is to say from the falling in love to the break up, while Cathy tells it the opposite way, from end to beginning. So, at the beginning of March, I decided to go and see the new production of the show that opened at the Southwark Playhouse. Of course this show has now closed because of Coivd-19 but the good new is it will be one of the first to reopen in London this October!

The score is made up mainly of alternated solos of the two characters, the only duets can be found in the middle of the show, when the two protagonists’ timelines meet for their marriage in Central Park, and at the end, with Cathy singing hopefully about the start of their relationship and Jamie who is writing her a goodbye letter. 

The stage is small and the main focus is on the half tail black grand piano which stands on a revolving platform in the middle of the stage and that is wonderfully played by both actors. Yes, you read that right, the actors play the piano for their respective songs and those who know and love Jason Robert Brown, the author,  know that his music is far from easy to play. They obviously have the support of a brilliant band: Cello, violin, drums, bass, guitar and last, but no the least, the musical director, George Dyer, who also plays the keys, and believe me when I say that witnessing his passion and how involved he is with the music and directing both the band and the actors is truly a spectacle of its own, it was really hard for me at times to not look at him.

Jamie is played by Oli Higginson, a truly expressive actor with a beautiful voice, he immediately catches the audience attention with his charm, just like Jamie does with Cathy. It’s very interesting to see how he can transition from the euphoric and positive attitude of the beginning to the exasperation, bitterness and exhaustion at the end of the relationship. Cathy is played by Molly Lynch, who, in my humble opinion, at moments results a bit weaker than Oli: in the beginning I didn’t really feel her sadness for the breakup but as the story went on (or back, in her case) she grew on me with her comedic, sarcastic and bubbly side cleverly used for the years at the beginning of the relationship. My impression has probably a lot to do with her voice as well, which is wonderful and skilfully used, but maybe not perfect for the role or at least how I always imagined Cathy to sound, and also very different from her partner’s voice and that made the duets’ harmonies sometimes feel unbalanced. Nevertheless, this takes nothing away from her incredible talent, my comment only refers to my personal preference and is specific to this role and in relation to her stage partner. 

The costumes by Lee Newby are simple but effective, in my opinion, and also lightly coloured so to stand out on the black of the stage and the piano. Cathy is all in white, with an elegant camisole and a pair of trousers with a belt, for the wedding she adds a white jacket that looks absolutely lovely on her and the effect is beautiful. Jamie instead has more of a bohemièn vibe, just like his attitude, with a semi-unbuttoned white shirt that shows a white vest underneath, black trousers and suspenders, he too adds a black jacket for the wedding.

The show’s lighting comes from the usual stage lights but also from a gigantic marquèe kind of sign that reads “L5Y” made of lightbulbs that vary in intensity to create the atmosphere, a very clever idea by Lee Newby and Jamie Platt that I really appreciated.

The direction of the show by Jonathan O’Boyle really works even with the stage being so small and the props being so few. The two actors almost never look the other in the eyes, except for a few selected moments like the duets, giving them even more power. Not to mention, seeing the counterpart playing the piano during the solos creates this sense of togetherness in the moment but also of the distance between them and the inevitable end of the relationship, which is very accurate and interesting.

This show was a pleasure to see, even just to hear Jason Robert Brown’s incredible music, and I am sure that the new social distanced version opening in October will be just as good, even more so after this many months without theatre. I am very curious to see if the cast will return or it will change, who knows, maybe I will go and see it again, I miss theatre! But be sure to go to the toilet before the entering the auditorium as the show is 90 minutes long and there is no readmission after the show starts!

TRADUZIONE

Vedere The Last 5 Years in scena è sempre stato una cosa che mi ha interessato parecchio data la bizzarra linea temporale nella quale la storia ha luogo. Per chi non lo sapesse, la storia parla della relazione di una coppia, Jamie e Cathy, nell’arco di appunto 5 anni, ma la cosa curiosa è che è raccontata da Jamie in ordine cronologico, dall’innamoramento alla rottura, mentre da Cathy in senso opposto, dalla rottura all’innamoramento.  Ne ho quindi approfittato per vederlo all’inizio di marzo quando una nuova produzione dello show ha aperto alla Southwark playhouse. Ovviamente lo spettacolo ha dovuto chiudere a causa del Covid-19, ma la buona notizia è che proprio questo spettacolo sarà uno dei primi a riaprire qui a Londra ad ottobre!

Lo score è composto principalmente da assoli alternati dei due protagonisti, con gli unici duetti presenti a metà spettacolo, nel momento in cui le due linee temporali dei protagonisti si uniscono per il loro matrimonio a Central Park e alla fine, con Cathy che canta speranzosa per l’inizio della relazione e Jamie che invece le scrive una lettera d’addio.

Il palco è piccolo e il focus è sul pianoforte a mezza coda nero al centro, posto su una piattaforma girevole, che viene mirabilmente suonato dai due attori. Esatto, avete capito bene, gli attori si suonano il piano a vicenda e chi, come me, conosce ed ama Jason Robert Brown, l’autore del musical, sa che le sue partiture per piano sono tutt’altro che facili. Ovviamente sono supportati da una splendida band composta da violoncello, violino, batteria, basso, chitarra, e ultimo ma non ultimo il direttore musicale, George Dyer, che è anche alle tastiere, e credetemi quando vi dico che vedere con che passione e coinvolgimento dirige band e attori è già uno spettacolo di per sé, a volte ho trovato davvero difficile togliergli gli occhi di dosso. 

Jamie è interpretato da Oli Higginson un attore veramente molto espressivo, con una bellissima voce e che da subito conquista il pubblico con il suo charm, proprio come Jamie conquista Cathy. È molto interessante vedere come passa dall’euforia e la positività dell’inizio della relazione, all’esasperazione, amarezza e stanchezza della fine del rapporto. Cathy è interpretata da Molly Lynch, che in mia opinione risulta in alcuni punti un po’ più debole rispetto a Oli: ho sentito meno la sua tristezza iniziale della rottura, anche se poi andando man mano verso la fine della storia si è rivelata molto brava nella parte più comica, sarcastica e frizzante dell’inizio della relazione. Complice, secondo me, anche la sua voce, molto bella e usata in modo egregio, che però non ho trovato azzeccatissima per il ruolo di Cathy e molto diversa da quella della sua controparte risultando, secondo me, in armonie non molto bilanciate durante i duetti. Ma ciò non toglie nulla al talento incredibile di questa performer, questo mio commento personale riguarda solamente il personaggio in questione e il rapporto col compagno di scena. 

I costumi di Lee Newby sono semplici ma efficaci secondo me. Sempre chiari per spiccare sul nero del palco e del pianoforte. Cathy è tutta in bianco, con una canotta elegante e dei pantaloni con una cintura, per il matrimonio aggiunge una giacca elegante anch’essa bianca e l’effetto è molto bello. Jamie invece è vestito più da bohemièn, rispecchiando il suo carattere, con una camicia bianca non completamente bottonata che mostra una canotta, pantaloni neri e bretelle, anche lui aggiunge una giacca nera elegante per il matrimonio. 

L’illuminazione dello show avviene tramite normali fari ma anche grazie una gigantesca scritta illuminata a modi marquèe che legge “L5Y” che cambia intensità per creare l’atmosfera, una trovata molto intelligente di Lee Newby e Jamie Platt che mi è piaciuta.

La regia di Jonathan O’Boyle funziona pur essendo in un palco piccolo e con pochi oggetti di scena e quasi privo di scenografia. Gli attori non si guardano per quasi tutto lo show, ad eccezione di alcuni momenti come i duetti, rendendo questi ancora più forti. Vedere il co-protagonista suonare il pianoforte durante l’assolo dell’altro, crea un senso di partecipazione al momento e contemporaneamente di distacco che sottolinea l’inevitabilità della fine del rapporto. Molto azzeccato. 

Questo spettacolo è stato un piacere da vedere, anche solo per sentire l’incredibile musica di Jason Robert Brown, e sono sicura che la nuova versione socialmente distanziata che aprirà ad ottobre sarà altrettanto bella, anzi, forse anche un po’ di più, dopo tutti questi mesi senza teatro. Sono curiosa di vedere se il cast sarà lo stesso o verrà cambiato, chissà, magari lo andrò a vedere di nuovo, mi manca andare a teatro! Ma mi raccomando, fate la pipì prima di entrare in sala perché sono 90 minuti senza intervallo e non c’è riammissione una volta che lo spettacolo è iniziato!

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