“Tutti insieme appassionatamente”: tornare alle origini per dire addio

L’ultimo lavoro di Rodgers e Hammerstein al cinema

5 febbraio 2021. La notizia della morte di Cristopher Plummer si diffonde. Quest’occasione mi fa rendere conto che non ho mai visto il film che ha dato a questo grande attore la fama. Parlo ovviamente di “Tutti insieme appassionatamente”, in cui Plummer interpretava il capitano Von Trapp. Una consapevolezza che, da auto dichiarata esperta di film tratti da musical (e musical tratti da film), si accompagna ad una certa amarezza, vista la recente morte del suo protagonista.

La decisione è presa, l’occasione non potrebbe essere più adatta: è il momento di affrontare questo film colossale.

8 febbraio 2021. Dopo una stressante giornata di acquisti, una prima giornata di lezioni e di ritorno alla vita caotica da universitaria fuorisede, ingoiata la pillola amara che dovrò rinunciare a “Rocky 2” in TV, mi metto finalmente, dopo 21 anni, a guardare un classico non solo del musical ma anche del cinema statunitense. E…

Ma cominciamo dall’inizio, che ne dite?
“The sound of music” è un musical del 1959. L’opera era del duo storico e rivoluzionario costituito da Richard Rodgers (autore delle musiche) e Oscar Hammerstein II (autore dei testi). Non un musical qualsiasi, a dirla tutta, ma l’ultimo musical composto dagli autori di classici quali “Oklahoma!“, “Carousel” e “The king and I”. Hammerstein morì infatti a nove mesi dal debutto a Broadway, lasciando “orfano” il collaboratore con cui aveva rivoluzionato il futuro del teatro musicale.

Il musical era tratto da “The Story of the Trapp Family Singers”, il memoir di Maria Augusta Trapp. La trama si incentra su una postulante, Maria, che è mandata dalla Madre badessa a badare ai sette figli di un vedovo, il Capitano Georg Ludwig Von Trapp. La donna stringe un buon rapporto coi bambini, che educa attraverso la musica, e inizia ad avvicinarsi anche al Capitano.

Il musical aprì a Broadway con protagonista Mary Martin, grande star del firmamento teatrale. La produzione originale ebbe un enorme successo. Ottenne sette nomination ai Tony Awards e ne vinse cinque, tra cui miglior musical (condiviso con “Fiorello!”).

Nel 1966 dal musical fu tratto un film, uscito in Italia col titolo “Tutti insieme appassionatamente”.

tutti insieme appassionatamente
(https://movieplayer.it/foto/la-locandina-di-tutti-insieme-appassionatamente_122022/)

Nel ruolo della protagonista, al suo terzo film uscito al cinema, Julie Andrews. La donna era stata molto attiva a Broadway e in TV, per poi debuttare nel classico “Mary Poppins”, ottenendo il premio Oscar e fama mondiale. Christopher Plummer interpretava il Capitano Van Trapp, venendo però doppiato da Bill Lee per il canto.

Alla regia Robert Wise, che aveva già diretto l’adattamento cinematografico di “West Side Story“. Le premesse erano ottime e i risultati non tardarono a farsi vedere. Il film superò per incassi il fino ad allora imbattuto “Via col Vento” e rimase il film musicale ad aver incassato di più fino al 1978, anno di uscita di “Grease“. Vinse inoltre cinque premi Oscar su un totale di dieci nomination. Nel 2001 la Library of Congress l’ha selezionato per essere preservato, a causa della sua importanza. A distanza di anni sono ancora tenuti dei Sing-Along dedicati a “Tutti insieme appassionatamente”.

La fama del film cementò nell’immaginario collettivo molte delle canzoni già presenti nel musical. Oltre a “The sound of music”, che dà il nome all’opera, ricordiamo “Edelweiss”, “Sixteen going on seventeen” e “My favourite things”. La melodia di quest’ultima può essere facilmente riconosciute nella hit di Ariana Grande “7 rings“. Una dimostrazione più che eloquente dell’iconicità di quest’opera.

Per il film Rodgers scrisse musica e testo di due nuove canzoni, “I have Confidence” e “Something Good”. Questi brani sono stati inseriti in alcune produzioni teatrali successive.

Luca Ward e Vittoria Belvedere, spettacolo di Massimo Romeo Piparo (ph. Antonio Agostini)

In Italia “Tutti insieme appassionatamente” è stato messo in scena per la prima volta dalla Compagnia della Rancia, nel 2005, con la regia di Saverio Marconi e protagonisti Michelle Hunziker e Luca Ward. Nel 2014 quest’ultimo ha ripreso il suo ruolo accanto a Vittoria Belvedere, stavolta in una produzione diretta da Massimo Romeo Piparo.

Il film, al momento della sua uscita, è uscito in Italia con le canzoni adattate da Antonio Amurri e doppiate. La parte di Maria fu cantata da Tina Centi, che aveva già doppiato Julie Andrews in “Mary Poppins”. La canzone “Climb Ev’ry Mountain” fu tagliata perché non sembrava appropriato mostrare la Madre Superiora cantare un brano non religioso. La scena è stata reinserita e ridoppiata in seguito.

Non ci sono grandi differenze tra film e il musical. Possiamo ricordare lo spostamento della canzone “Sixteen going on Seventeen”, che rispetto allo spettacolo teatrale è anticipata, e la già citata aggiunta di due canzoni. In particolar modo “Something Good” sostituisce “An ordinary couple”, il duetto tra Maria e il Capitano.

Ma la fama di “Tutti insieme appassionatamente” è davvero meritata? C’è ancora qualcosa di cui godere in un musical e in un film uscito quasi 60 anni fa? La risposta breve è… Sì. La risposta lunga, beh… Non sareste qui se non voleste sentire la mia piccola opinione al riguardo, vero?

Devo ammetterlo, quando ho iniziato a guardare questo film non mi aspettavo granché. Rodgers e Hammerstein sono due autori che ho esplorato raramente. Non sono mai riuscita ad arrivare al finale di “Oklahoma!” a causa della sua morale traballante, e quel ricordo negativo mi ha impedito di dedicarmi ad altre loro opere con occhi imparziali. Questo film si è rivelato, dunque, una gradevole sorpresa.

(https://www.sound-of-music.com/)

Da un punto di vista registico la pellicola è immacolata. Robert Wise ha perfezionato e sviluppato la lezione di “West Side Story”. La primissima scena che vediamo, con le inquadrature dei paesaggi di montagna, ricorda molto l’incipit del suo film precedente, che si apre con delle inquadrature di Manhattan dall’alto.

“Tutti insieme appassionatamente” è una meraviglia da vedere, con colori accesi e scenografie perfettamente costruite. Percepiamo la grandezza della casa del Capitano grazie all’uso di ambienti quasi interamente vuoti nei quali la voce rimbomba. Una scelta che ci permette di comprendere la solitudine in cui il Capitano e i suoi figli vivono, fino all’arrivo di Maria.

I numeri musicali sono molto meno coreografati e complessi rispetto a “West Side Story”, con diverse scene che si limitano ai personaggi che cantano in uno spazio ristretto rivolgendosi l’uno verso l’altro. Questo non è necessariamente un difetto, anzi, si adatta bene alla natura più intimistica di questo musical, tutto basato sui rapporti umani che si formano tra i personaggi. Oltre a ciò gran parte di questi numeri sono diegetici, ovvero si stanno svolgendo all’interno dell’universo del film.

I numeri più stilizzati sono ben organizzati, dotati di un’innata allegria ed energia, e presentano soluzioni originali che intrattengono. Particolarmente complesso sembra essere “The Lonely Goatherd”, in cui viene messo in scena un intero spettacolo di marionette. Un numero che certamente non fa procedere la trama ma incredibilmente godibile.

Probabilmente il numero più interessante in termini di utilizzo della location e della coreografia è “Sixteen going on seventeen”.

Gli attori protagonisti offrono tutti ottime performance. “Mary Poppins” ci ha insegnato che Julie Andrews è perfetta per la parte della governante, e nonostante Maria sia completamente diversa dalla protagonista del film sopracitato è impossibile non fare un collegamento.

I sette figli del Capitano Von Trapp sono adorabili e impressionanti nelle loro performance canore e attoriali, nonostante la giovane età. Gran parte dei numeri musicali sono resi ancora più godibili dal loro apporto allegro e vivace. Christopher Plummer interpreta perfettamente il Capitano Von Trapp, un personaggio severo ma di cui riusciamo a cogliere la sensibilità e la capacità di essere affettuoso. La grande capacità attoriale di Plummer riesce a far emergere attraverso la sua mimica facciale la complessità di un uomo addolorato che cerca di riavvicinarsi ai suoi figli.

Come già detto le canzoni, pur non essendo dotate di orchestrazioni particolarmente complesse, sono memorabili. è difficile non riconoscere, all’interno del film, un qualche motivo, tanto questi brani sono stati utilizzati nel corso degli anni (ricordiamo lo spot del Mulino Bianco con “My favourite things” in sottofondo) ed eseguiti da molteplici artisti (come Lady Gaga agli Oscar del 2015).

Nonostante tutti questi pregi devo però riconoscere che la seconda parte del film, che corrisponde al secondo atto del musical, risulta più monotona e ripetitiva rispetto alla prima. L’incupimento generale del tono è comprensibile, visto che questa sezione della pellicola parla dell’avvento del nazismo in Austria, tuttavia lo stacco tonale risulta un po’ “forte” e improvviso. Oltre a ciò la seconda parte non presenta nuove canzoni, ad eccezione di un paio di nuovi brani. Tutta questa sezione si basa su reprise di canzoni che abbiamo già sentito, a volte ripetute per intero. E per quanto come ho già detto questi brani siano tuttora molto belli, credo che possano risultare ridondanti.

Un punto su cui mi sento di fare una piccola digressione è l’aspetto morale di “Tutti insieme appassionatamente”. Come ho già detto “Oklahoma!” mi aveva causato una certa repulsione a causa delle sue lezioni morali traballanti. “The sound of music”, pur non essendo certamente un trattato femminista, dimostra un maggiore rispetto nei confronti dei suoi personaggi femminili, che qui assumono il primo piano. Maria ha un’influenza positiva sui personaggi che la circondano, soprattutto sul Capitano, a cui non permette di metterle i piedi in testa. Il rapporto tra i due protagonisti risulta essere paritario: Maria rispetta il suo capo ma non si spaventa nell’esprimere la sua opinione e a dirgli quando sbaglia, e il Capitano impara a riconoscere i suoi imput sulla crescita dei suoi figli come validi.

Liesl sembra rientrare nello stereotipo del personaggio femminile che deve dipendere dalla figura maschile, nel momento in cui nella canzone “Sixteen going on seventeen” il suo spasimante\futuro nazista Rolfe le prospetta il mondo come un luogo di pericoli per una giovane donna e lei accetta volentieri di dipendere da lui. Tuttavia queste parole vengono nei fatti scardinate, dal momento che in questo numero ma anche in tutto il musical è Liesl tra i due a prendere sempre l’iniziativa.
(https://www.scelgonews.it/addio-alla-liesl-di-tutti-insieme-appassionatamente/)

Questa idea antiquata di rapporto uomo-donna viene poi completamente distrutta nel finale, in cui Rolfe si dimostra un personaggio profondamente negativo e pusillanime, pronto a vendere Liesl e la sua famiglia per il proprio tornaconto. E nel secondo atto, duettando con Maria, Liesl conferma che “aspetterà un anno o due” per trovare l’amore. Un po’ prematuro anche questo, per quanto mi riguarda, ma meglio di nulla.

Un personaggio che mi ha poi particolarmente colpito è stato quello della baronessa Elsa Schraeder, interpretato nel film da Eleanor Parker. La donna è all’inizio della storia destinata a sposare il Capitano, e si reca a casa dell’uomo per conoscere finalmente i suoi figli. Non appena è apparsa sullo schermo mi sono preparata al classico stereotipo della matrigna cattiva assetata di soldi che appare in cinema e letteratura dai tempi di Cenerentola. Quello che mi sono trovata davanti, invece, è stato un personaggio molto più complesso di quanto pensassi.

Lo stereotipo del personaggio assetato di soldi è racchiuso in Max, ma risulta evidente che la sua passione finanziaria è comunque oggetto di derisione e che tiene sinceramente al Capitano e ai suoi familiari. La baronessa dimostra di essere sinceramente innamorata del suo compagno e di aver creato con lui un buon legame (che lo stesso Capitano riconosce). Non cerca di mettere i bastoni tra le ruote a Maria, pur rendendosi conto dei sentimenti che il suo futuro marito sembra provare e del fatto che si sta guadagnando anche l’affetto dei bambini. La sua incapacità di interagire con i figli di Georg non viene vista come qualcosa che la rende automaticamente una persona malvagia, e più volte cerca sinceramente di formare un legame con loro.

L’unico momento in cui ricade nello stereotipo della matrigna cattiva è quello in cui afferma che manderà i bambini in collegio. Come ho già detto, “Tutti insieme appassionatamente” non è un trattato femminista. Ma almeno ci prova più di “Oklahoma!”.

“Tutti insieme appassionatamente” è stato quindi per me una bella sorpresa che avrei voluto decisamente recuperare prima. Un film adatto a tutta la famiglia, con canzoni memorabili che ogni amante del musical dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita, personaggi ben definiti e buone interpretazioni attoriali e canore. Se come me la morte di Plummer vi ha incuriosito a recuperare la sua filmografia, vi consiglio sinceramente di recuperare questo cult!

Silvia Strambi

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